E’ il caso dei “nanobot” ovvero di microscopiche macchine (dimensione di circa 50 nanometri) che la science fiction avevaimmaginato nella serie Star Trek e che, iniettati in circolo ad un paziente, andavano in loco a ricostruire tessuti danneggiati, eliminare patogeni come virus e batteri resistenti o addirittura estirpare un cancro.
Purtroppo spesso a fermare le idee e la spinta alla innovazione di motivati ricercatori subentra il fattore economico: nessuno ci mette i soldi e la ricerca rimane sulla carta. Questo accade in particolare in paesi come l’Italia ove i tagli alla ricerca scientifica demotivano i nostri scienziati.
Per fortuna non è accaduto questo con una ricerca del Georgia Institute of Tecnology. Nel corso dei prossimi quattro anni, grazie a un finanziamento di ben 3 miloni di dollari, un team guidato da IanAkyildiz, professore di ingegneria elettronica, effettuerà una ricerca multidisciplinare che coinvolgerà anche dei microbiologi per studiare il modo in cui le colonie di batteri comunicano tra loro. Akyildiz afferma:
«La maggior parte dei dispositivi su scala nanometrica attualmente esistenti sono primitivi. Ma dotando gli stessi di capacità di comunicazione, tali dispositivi potrebbero collaborare e formare una intelligenza collettiva. Ci siamo resi conto che la natura ha già tutte queste nanomacchine. Le cellule umane sono perfetti esempi di nanomacchine e lo stesso vale per i batteri. E così, la migliore scommessa per noi è quella di esaminare il comportamento dei batteri e imparare come i batteri comunicano tra loro e riutilizzare tali soluzioni per sviluppare una reale comunicazione tra le future nanomacchine.»
I Batteri usano segnali chimici per comunicare tra loro attraverso un processo chiamato quorum sensing, che permette a una popolazione di microbi unicellulari di lavorare come fossero un organismo pluricellulare. I microbiologi stanno cominciando a imparare la “lingua” dei batteri e quali attività sono controllate da questa comunicazione cellulare. Molti batteri che causano malattie usano il quorum sensing per attivare le loro tossine nell’organismo ospite. Terapie sono allo studio da parte di alcuni ricercatori al fine di interrompere il quorum sensing dei batteri infettivi. E Brian Hammer, assistente di biologia dello stesso gruppo di ricerca afferma:
«Un singolo batterio patogeno nel vostro corpo è improbabile possa uccidervi; ma dal momento che essi comunicano tra loro, tutto il gruppo orchestra questo comportamento coordinato con una comunicazione chimica, e il risultato finale è che funzioneranno come un esercito ben coordinato per uccidere il loro ospite. Quindi possiamo riutilizzare le stesse informazioni in modo positivo per usarle a nostro vantaggio e insieme comprenderne i limiti.»
Che cosa può far sì che batteri comunichino e altri ascoltino? Algoritmi di teoria dell’informazione applicati alle reti cercheranno di emulare tali sistemi di comunicazione. Al termine dei quattro anni del progetto, il team spera di dimostrare le teorie di base fondamentali che spiegano come dellenanomacchine possano comunicare e replicare infine tale tecnologia per uso medico. Per una introduzione alla nanotecnologia è disponibile la traduzione italiana del libro Engine of Creation di Eric K. Drexler su Estropico.org.