La domanda si riferiva al fatto che gli sembrava strano che non ricevessimo alcuna trasmissione extraterrestre dallo spazio. Se è vero che li fuori ci sono milioni di pianeti simili al nostro e se almeno una piccola percentuale di essi ha sviluppato vita intelligente perché non riceviamo nessuna trasmissione radio?
Tale incongruenza venne poi denominata “Paradosso di Fermi”. È chiaro che se su un remoto pianeta si sviluppa vita intelligente essa, raggiunto lo sviluppo tecnologico dovrà per forza di cose emettere onde radio nello spazio sotto forma di trasmissioni TV, radio, segnali di dati da e verso i satelliti in orbita ecc. Questo perché le onde radio rappresentano il modo più semplice per comunicare. Altre forme come la luce o il laser sono di fatto utilizzabili solo come comunicazione punto-punto mentre le onde radio possono trasmettere in broadcast. Oltretutto se il pianeta è dotato di atmosfera le onde radio rimbalzano sulla ionosfera e sono ricevute anche dall’altro capo del pianeta, contrariamente a quanto accade con la luce che invece “evade” nello spazio. Isaac Asimov nella sua veste di scienziato-divulgatore nel lontano 1979 scrisse il libro “Civiltà Extraterrestri” nel quale stimò che solo nella nostra galassia (che conta circa 75 miliardi di stelle simili al Sole) vi dovrebbero essere almeno 650 milioni di pianeti compatibili con la vita. In seguito il fisico Frank Drake redasse la famosa Equazione di Drake con la quale stimò che almeno 600 pianeti nella nostra galassia dovrebbero ospitare civiltà tecnologicamente avanzate.
Ora quindi la domanda: “Se l’universo brulica di alieni, dove sono tutti quanti?”. Questo è anche il titolo di un recente libro a opera del fisico Stephen Webb il quale, a dispetto della spiritosaggine in cover, espone con rigore scientifico cinquanta soluzioni al problema del paradosso di Fermi e tenta di spiegare perché nonostante il progetto S.E.T.I. scandagli il cielo dal 1974, usando miriadi di radiotelescopi, fino ad ora non sono state rilevate comunicazioni radio significative da civiltà intelligenti.
Nel seguito vorrei quindi esporre la mia teoria che ho chiamato “Ipotesi delle Bolle Radio” proprio come soluzione al paradosso di Fermi. Ammettiamo che una civiltà aliena raggiunga lo sviluppo tecnologico, come è già accaduto con la razza umana oggi, e quindi inizi a diffondere onde radio nello spazio. Nel nostro caso la prima stazione radio risale al 1920, quindi trasmettiamo nello spazio da circa 90 anni. Questo significa che irradiamo onde radio nello spazio per un raggio di 90 anni luce a partire dal 1920. Quindi abbiamo creato attorno al nostro pianeta una bolla radio del diametro di 180 anni luce (90+90). Un ipotetico ascoltatore con una antenna radar che si trovasse a 80 anni luce da noi ausculterebbe le nostre trasmissioni radio del 1930.
Ammettiamo allora che una civiltà tecnologica duri in media mille anni. Essa potrebbe estinguersi per catastrofi naturali come l’impatto di un asteroide, per autodistruzione dovuta al cattivo uso della tecnologia, ad esempio nanotecnologia fuori controllo, intelligenze artificiali malevole, per un incidente in un acceleratore di particelle o per altre sciagure create da tecnologie del futuro a noi non immaginabili. In questo caso la bolla radio prodotta avrebbe estensione di mille anni luce (nel nostro caso dal 1920 al 2920).
Ma bisogna considerare che mille anni in rapporto alla età di una galassia che conta più di 10 miliardi di anni sono ben poca cosa (un decimilionesimo del tempo totale). Ciò comporta che quando la bolla si espande nello spazio solo il sottile fronte d’onda di 1000 anni luce contiene veramente informazioni, tutto il resto della bolla non ne contiene. In altre parole l’informazione è contenuta solo sulla superficie della sfera in espansione mentre l’interno è vuoto. L’immagine in basso può aiutare a capire su cosa si basi questa ipotesi.
Essa prende in considerazione lo sviluppo di quattro civiltà intelligenti nella nostra galassia. La [A] siamo noi nel 2920, mentre la [B], [C] e [D] sono civiltà aliene. La [C] e la [D] sono civiltà apparse rispettivamente 10.000 e 6.000 anni fa e quindi le loro bolle si sono espanse prima. Solo i primi 1000 anni luce di queste bolle però contengono informazioni, l’interno è di fatto vuoto. Quindi quando il fronte d’onda della bolla [C] raggiungerà il pianeta natale della civiltà [B] (accadrà tra circa 10.000 anni) la civiltà [B] sarà andata ormai estinta e quindi non ci potrà essere nessuno che possa ascoltare le trasmissioni radio degli alieni [C]. Dopo 15.000 anni il fronte radio della bolla [C] avrà raggiunto anche la nostra Terra al centro della bolla [A] ma anche qui, essendoci noi estinti 14.000 anni prima, non ci sarà nessuno ad ascoltare.
Questa ipotesi spiega dunque il perché non si ode nulla dai radiotelescopi e i motivi, riassumendo, sono sostanzialmente due:
1. Le civiltà intelligenti che arrivano a sviluppare tecnologia si estinguono in tempi relativamente brevi dopo aver raggiunto il “picco di intelligenza”.
2. Una volta che il fronte d’onda radio di una civiltà tecnologica raggiunge il pianeta natale di una civiltà vicina quest’ultima non potrà ascoltare in quanto sarà andata estinta millenni prima.
Ci sono invero tre controdeduzioni a questa ipotesi. La prima è che le civiltà tecnologicamente avanzate, a un certo punto del loro sviluppo, potrebbero iniziare a trasmettere con sistemi più avanzati delle onde radio (ad esempio onde di entanglement quantistico o simili). La seconda è che noi siamo gli unici abitanti intelligenti della nostra galassia e per questo non riceviamo trasmissioni. La terza è che le civiltà tecnologiche a un certo punto evolvono in forme di vita ultra-intelligenti che avranno già scoperto tutti i segreti dell’universo e che quindi non avranno più bisogno di trasmettere alcunché fuori dal loro pianeta natale.
Delle tre la più interessante mi sembra la seconda ed è proprio su questa che Nick Bostrom ha scritto un articolo intitolato per l’appunto “Dove sono Loro?” che trovate tradotto in italiano su Futurology.it