Fisici teoretici ed astrofisici che si interrogano da anni sulla “radiazione di fondo” (la traccia che si suppone sia stata lasciata dal Big Bang) sembrano orientarsi verso una spiegazione che tenga conto di una possibilità, quella di un universo olografico: l’universo, in altre parole, potrebbe essere un vasto e complesso ologramma.
Ricercatori delle Università di Southampton, Perimeter Institute e Lecce hanno pubblicato i resoconti di questi studi sul giornale scientifico Physical Review Letters.
L’idea di un universo “olografico”, nata negli anni ’90, suggerirebbe che tutte le informazioni che compongono la nostra realtà “tridimensionale” (compreso il tempo) siano contenute nello spazio di una matrice a due dimensioni.
Il prof. Kostas Skenderis, docente di Scienze Matematiche all’Università di Southampton spiega: “Immaginate che tutto ciò che vediate, sentiate e ascoltiate, e la vostra percezione del tempo provengano da un campo a due dimensioni. Un po’ come una immagine olografica su una carta di credito”.
[note color=”grey”]Un disegno che sintetizza la teoria dell’universo olografico. Il tempo procede da sinistra verso destra: la prima parte del disegno è sfocata per sottolineare che il tempo e lo spazio non avevano una chiara definizione. Successivamente l’universo sarebbe entrato in una “fase geometrica”, le cui caratteristiche sono ben definite dalle teorie di Einstein. Si ringrazia Paul McFadden[/note]
Un esempio forse più calzante potrebbe essere quello dell’osservazione di un film in 3D: si ha l’impressione che le immagini abbiano lunghezza, larghezza e profondità, ma provengono da un’immagine in due dimensioni. La differenza che crea perplessità su questa teoria? Una cosa non da poco: nel nostro universo possiamo toccare gli oggetti e questi sono “reali” dalla nostra prospettiva.
Negli ultimi decenni gli avanzamenti nel campo dell’osservazione spaziale hanno permesso agli scienziati di rilevare una enorme quantità di dati sotto forma di “rumore bianco” provenienti dal “momento” del Big Bang. “La possibilità di una ‘cosmologia olografica’ può essere una rivoluzione nel nostro modo di pensare alla creazione e alla struttura dell’universo,” dice il Prof. Skenderis. “La relatività generale di Einstein spiega quasi tutto il visibile, ma presenta parecchi problemi quando l’osservazione si sposta sui quanti. Il concetto di universo olografico potrebbe colmare questa mancanza. Speriamo di fare ancora passi avanti in questa direzione”.
[note color=”green”]
Per leggere l’abstract della ricerca: https://journals.aps.org/prl/abstract/10.1103/PhysRevLett.118.041301
Per maggiori informazioni sul Centro di Ricerche su Teorie astrofisiche e Gravità (STAG) dell’Università di Southampton, visita: https://www.southampton.ac.uk/stag/index.page
[/note]