Il laboratorio Nucleare Nazionale del Regno Unito (NNL) e l’Università di Leicester hanno mostrato la prima generazione di elettricità alimentata da Americio. È un primo passo verso lo sviluppo di “batterie spaziali” in grado di alimentare missioni per centinaia di anni.
Cos’è l’Americio
Simbolo chimico AM, si tratta di un elemento raro non presente in natura, ma ottenuto dal processo di decadimento del plutonio, a sua volta prodotto durante le reazioni all’interno di reattori nucleari.
Il team di ricerca ha estratto dell’Americio dalle scorte di plutonio britannico. Hanno poi adoperato il calore generato da questa fonte (altamente) radioattiva per generare abbastanza elettricità da alimentare una lampadina posta all’interno di una speciale area schermata nel laboratorio centrale dell’NNL in Cumbria, una contea del nord-ovest inglese.
Questa applicazione rivoluzionaria mostra il potenziale dell’uso dell’elemento Americio in sistemi energetici a radioisotopi per alimentare missioni nello spazio profondo. Si tratta di casi nei quali una navicella o una sonda viaggino a distanze enormi dal sole o in ambienti sfavorevoli nei quali gli attuali sistemi fotovoltaici siano impossibili da usare.
In questo modo le missioni potranno continuare a inviare segnali e analisi molto più a lungo di oggi, fino a 400 anni dopo l’avvio di una missione.
Le future batterie spaziali
Il Ministro inglese di Università, Scienza, Ricerca e Innovazione Chris Skidmore è entusiasta. “Questa scoperta legata all’elemento am sembra provenire direttamente da una serie di fantascienza. In realtà è un’altra prova che il Regno Unito può e deve restare ai vertici della ricerca scientifica di frontiera. Creeremo figure professionali di alto profilo e grandi capacità, che possano guidare e supportare la nostra strategia industriale e i nostri investimenti nazionali in ricerca e sviluppo”.
Il pallino delle missioni lunghe
Il progetto di un sistema per alimentare missioni spaziali di lunga durata ha origine da molti anni. È stato finanziato sia dalla UK Space Agency inglese che da quella Europea (ESA). Alla fine l’ha spuntata una sinergia vincente tra la European Thermodynamics Ltd, che ha sviluppato il generatore termoelettrico, e la Nuclear Decommissioning Authority che ha permesso l’utilizzo del plutonio.
Tim Tinsley, direttore del progetto, ha commentato: “l’accensione di questa semplice lampadina è il culmine di un enorme lavoro di due team in collaborazione con le maggiori agenzie spaziali. È magnifico sapere di poter impiegare un materiale di scarto radioattive difficile da stoccare e smaltire in missioni di importanza cruciale”.
“Per avanzare nell’esplorazione spaziale sono necessari nuovi motori, nuovi veicoli, nuove tecnologie,” dice Chris Bicknell, che ha lavorato direttamente al generatore. “I motori a radioisotopi sono una tecnologia importantissima per le future esplorazioni spaziali. Il loro utilizzo porterà a navette più efficienti e sonde in grado di avanzare senza problemi su Marte o in aree fredde, distanti, oscure e inospitali del nostro universo. È un enorme passo avanti verso questo obiettivo”.
“La gigantesca energia di queste fonti energetiche permette un range di missioni spaziali altrimenti irraggiungibile.” Lo dice Keith Stephenson dell’ESA. “Questa felice collaborazione tra il settore spaziale e quello nucleare crea nuove possibilità scientifiche e professionali per l’intera Europa e apre le porte ad una entusiasmante era di esplorazioni del nostro sistema solare”.