Incredibile se pensate che questa mappa è stata abbozzata già da un decennio, ma pian piano sembra completarsi. Più che mai ci accingiamo a vivere in un mondo “murato vivo”.
Qualche tratto qua, qualche tratto là possono cambiare, ma il quadro generale di questo “muro mondiale” resta ed è sconcertante: i paesi ricchi stanno costituendo la più grande comunità recintata del mondo.
Raramente si ha l’occasione di vederla nella sua totalità: nelle notizie, nella successione dell’attualità, vediamo lampi che insieme non fanno luce. E poi i pezzi separati non necessariamente appartengono ad un unico puzzle, ad un unico disegno. Forse ad una unica tendenza, questo si.
I vari muri, eretti in modi diversi, in tempi diversi e da amministrazioni diverse, hanno ciascuno la sua peculiarità, ma alla fine tutti sono lì per lo stesso motivo: tenere i poveri fuori dalla porta del “mondo evoluto”.
Aperta parentesi: Berlino. Chiusa parentesi.
Per un breve periodo iniziato nel novembre ’89, sembrava che la Storia potesse prendere un’altra strada. Io ricordo ancora l’epica, felice distruzione del Muro che divideva in due Berlino. Quelle brecce sembravano finestre sul futuro: finestre che si sono chiuse appena 12 anni dopo, con l’11 Settembre 2001.
La cultura del sospetto e la paura degli “altri” sono stati un impulso trainante per la corsa a chiudere porti, confini, perfino la mente dell’Occidente.
Ecco le 6 principali divisioni che costituiscono una “gabbia”, un muro mondiale: dentro c’è il 14% della popolazione che detiene il 73% delle risorse economiche, fuori c’è l’86% della popolazione che detiene il 27% delle risorse economiche.
La zona smilitarizzata
Dal 1953 questa striscia lunga 250km e larga circa 3km taglia in due le due Coree, che a dispetto delle recenti aperture sono ancora formalmente in guerra;
La Forza di difesa Australiana
L’ADF (Australian Defence Force) pattuglia le acque a nord dell’Australia per tenere alla larga le barche di rifugiati e profughi;
La barriera tra USA e Messico
Anche se è il cavallo di battaglia dell’amministrazione Trump, una barriera che divide gli USA dal Messico lunga tutti gli oltre 3000km del confine è stata avviata già con Clinton. Dopo l’11 settembre la costruzione si è intensificata, con migliaia di migranti morti nel tentativo di oltrepassarla.
I blocchi a Ceuta e Melilla
Ceuta and Melilla sono le due enclaves spagnole in Marocco: il punto dove l’Europa incontra il Nord Africa, e dal 1993 (con fondi europei) la respinge. Difese di filo spinato “intelligente”, imbottite di sensori, che sono periodico teatro di scene più somiglianti a tonnare che a flussi di esseri umani.
La Barriera di West Bank
Nel 2002 Israele ha iniziato a lavorare per separarsi fisicamente dai Palestinesi: il motivo? Sempre lo stesso, la lotta al terrorismo. Il muro, in cemento e ben oltre i confini “ufficiali” tra Israele e Palestina, ha finito per includere il 9% del territorio palestinese: una sorta di annessione, contestano i palestinesi.
La cortina politica di Schengen
Anche qui il confine è mutevole e si sta infatti spostando: non sono comprese mura fisiche (anche se alcuni paesi le hanno già paventate) ma l’obiettivo è sempre lo stesso. Chi è dentro non ha limitazioni, almeno formalmente, rispetto a chi è fuori. A 6 anni dalla caduta del muro di Berlino, a soli 80km di distanza l’Europa ne ha costruito uno più grande e invisibile.
Ovviamente, e purtroppo, ci sono molti altri muri, ma questi rendono bene l’idea dell’area considerata dal “muro mondiale”, o dovrei dire recinto.
Quanti muri
Ci sono muri “minori” anche all’interno di quest’area occidentale, come quello di Evros, nato nel 2012 per dividere Grecia e Turchia. O come la città di Nicosia, divisa da un muro come fu quello di Berlino.
Ci sono poi muri che dividono tra loro nazioni “povere”, come quello che l’India sta costruendo per dividersi fisicamente dal Bangladesh (in un’area con forti rischi di guerra col Pakistan, guerra che potrebbe comportare anche armi nucleari).
Altri muri dividono comunità all’interno della stessa nazione, come i 99 “muri di pace” che a Belfast separano cattolici da protestanti, o le divisioni che in Brasile tengono lontane le fasce ricche della popolazione da quelle povere.