L’incredibile crescita del numero di specie a rischio di estinzione che preoccupa i biologi è solo un riflesso della tremenda trasformazione che gli esseri umani hanno prodotto sul pianeta.
La realtà da considerare è pratica e molto cruda: la vita sulla Terra è stata decimata non solo nel numero di specie, ma nelle unità viventi stesse.
La Biomassa (il complesso di materia vivente che comprende piante, batteri ed animali sul pianeta) è crollata da quando gli esseri umani hanno iniziato a dominare.
“Se si valuta il dato totale sulla Biomassa, prima che l’uomo entrasse in scena era esattamente il doppio di quella attuale,” dice Ron Milo, professore di scienze ambientali al Weizmann Institute of Science in Israele.
La popolazione terrestre oggi conta circa 8 miliardi di persone, ma “pesa” solo per lo 0,01% della Biomassa totale. Si, siamo una incredibile minoranza, quasi una nullità nell’economia della vita sulla Terra, ma abbiamo fatto danni incredibili.
La prevedibile conseguenza di questa tendenza è che stiamo riducendo la capacità della Terra di ospitare e supportare la vita: anche la nostra.
Cattive notizie quelle sulle specie estinte
“Credo siamo arrivati al punto che ciascun segnale intorno a noi potrebbe essere come un ‘canarino nella miniera’: l’estinzione di una qualsiasi tra le prossime specie potrebbe indicare che la prossima è la nostra,” dice Aaron Smith, esperto matematico e statistico ambientale all’università di Ottawa.
Smith è uno dei coautori del recente studio che ha mostrato la morte negli ultimi 50 anni di 3 miliardi di uccelli in Nord America, il 30% della popolazione totale.
Precedenti studi avevano evidenziato la chiara correlazione tra il benessere dei volatili e il degrado ambientale. Ciò che è male per loro, doveva essere ovvio ma a quanto pare non lo è stato, è male per noi.
Il problema va ben oltre la vita degli uccelli
“Si stanno estinguendo a velocità più elevate di quanto si sia visto nella Storia. Bisogna tornare indietro alla più recente estinzione di massa per trovare un tasso così alto di distruzione. Parliamo di un tasso di estinzione dalle 100 alle 1000 volte più rapido,” dice Kai Chan, professore all’Istituto di Risorse, Ambiente e Sostenibilità della University of British Columbia e coautore del report ONU.
Abbiamo imposto al Pianeta una vita malata
Una delle peggiori implicazioni del nostro impatto sulla Biomassa è che abbiamo alterato il tipo di vita che il pianeta può supportare. Anzitutto con la deforestazione assurda che ha segnato il nostro rapporto con l’agricoltura: le foreste, ovviamente, portano alla Terra molto più materiale vivente dei campi di soia o grano.
Ma la mazzata peggiore è capitata agli animali, tra sterminio e addomesticamento. Milo valuta che il numero di mucche, maiali e pecore da allevamento supera di 20 volte quello dei mammiferi liberi sul pianeta, ed anche il numero di uccelli in cattività è superiore a quello degli uccelli selvatici.
“Stiamo riducendo la biodiversità e creando pochissime specie molto numerose che diventando facili bersagli per gli organismi patogeni pongono seri rischi alla nostra stessa sopravvivenza, perché sono vere e proprie bombe biologiche ad orologeria. Potrebbero esplodere in ogni momento,” dice Chan.
L’importanza delle scelte alimentari
La situazione impone una responsabilità per gli esseri umani, specie quelli che vivono in nazioni più industrializzate. Ciò che può fare chi non è coinvolto in scelte di governo è anzitutto migliorare la gestione del suolo. In subordine, fare più attenzione a ciò che mangia.
Perché quello che mangiamo, a quanto pare, influisce direttamente sulla qualità dell’ambiente e sulla vita del pianeta (ne parlo anche qui).
Non c’è una soluzione facile per invertire questa tendenza che sembra ormai inarrestabile.