L’umanità si muove molto rapidamente verso un futuro roseo. Un mondo perfetto, anche se non si raggiungerà mai del tutto la perfezione. Vi sembra una previsione irragionevole? Pensate che l’alternativa è l’autodistruzione. Tertium non datur, e le distopie dei vari film sono improbabili.
Uno dei film più belli visti negli ultimi anni è stato Interstellar, ma per quanto io lo abbia amato ha un punto debole: è ambientato in un futuro niente affatto roseo. Un incubo distopico in cui tempeste di sabbia e siccità renderanno difficile la vita umana sul pianeta. La fantascienza è un genere che adoro, ma l’eccesso di distopie condiziona troppo il pensiero.
I media hanno la tendenza a focalizzarci sugli aspetti negativi del presente. Le distopie aprono davanti ai nostri occhi gli scenari inquietanti del futuro: ci siamo giocati la percezione di oggi e di domani.
Eppure se guardiamo l’intero contesto ci sono i segnali di un futuro niente affatto oscuro. Molti indizi mostrano cambiamenti decisamente positivi.
La paura negli occhi
Terrorismo, guerra, carestia, disastri naturali, recessione economica, sovrappopolazione, cambiamenti climatici, temperature in aumento. Che squadrone. Sentiamo di loro dai media ogni giorno, per molte ore al giorno.
Ciò che sentiamo poco è come pian piano viviamo di più, contrastiamo la povertà assoluta, diventiamo più consapevoli, meno malati e più efficienti anche in età avanzata.
Il Futuro è un amico
Negli ultimi 100 anni il costo del cibo si è ridotto a un decimo. Quello dell’elettricità a un ventesimo. Il prezzo dei trasporti si è ridotto a un centesimo e quello delle comunicazioni a un millesimo.
Scommetto che queste parole vi sorprendono. Leggiamo di fame, morte e carestia ovunque, sembra assurdo sentir parlare di ricchezza e salute. Eppure il rischio di morire per causa violenta è più basso che in ogni altro periodo della storia umana. Il rischio di morire per causa di disastro naturale è più basso che in ogni altro periodo della storia umana.
In un certo senso viviamo già in un mondo utopico: basterebbe tornare indietro per sperimentarlo. L’umanità si muove molto verso un mondo perfetto. Vi sembra impossibile? Pensate che l’alternativa è l’estinzione. Ecco perché finirà bene.
100 anni fa
Viaggiare era lentissimo. L’aria condizionata era praticamente inesistente. Non c’erano radio o TV, e pochissimi film in giro. Potevi ascoltare musica registrata, ma era poca, con audio di qualità pessima, e non potevi scaricarne di altra perché semplicemente internet non esisteva. Non c’erano telefonini. Le cure mediche erano molto meno efficaci e molto più dolorose, e più di una donna su cento moriva di parto.
Che ve ne pare? Dalla Prospettiva di un uomo del 1919, il 2019 è davvero una forma di utopia.
Certo, abbiamo problemi gravissimi. Ciò nonostante, il mondo sarà molto meglio di adesso tra qualche decennio, e il futuro sarà ancora più utopico e difficile da immaginare, così come il presente per un uomo del secolo scorso.
Come fai a dirlo?
Nessuno ha la sfera di cristallo, e nessuno può avere la certezza di ciò che accadrà esattamente. Però ci sono alcune cose che possono ragionevolmente essere previste assumendo (e questa è una scommessa in ogni caso, mi rendo conto) che il sistema economico non collassi ancora per un po’.
Una delle cose davvero facili da predire è che la tecnologia si perfezionerà sempre di più. Anche in questo caso la velocità dell’evoluzione potrebbe sorprenderci, specie quando qualcuno otterrà (o ha già ottenuto?) la supremazia quantistica.
Nel 1980, Ray Kurzweil attinse dall’immediato passato per ricavare previsioni rivelatesi poi molto accurate. Difficile prevedere il singolo exploit, o chi lo metterà a segno, ma il quadro generale è a portata di immaginazione.
E il quadro generale è che il calo del costo di computazione e la crescita delle capacità sono esponenziali, e ci porteranno il futuro molto prima di quanto pensiamo.
Nel 2016 Ray Kurzweil predisse che avremmo avuto una cura per praticamente ogni malattia entro 20 anni (cioè entro il 2036). Secondo Aubrey de Grey della Fondazione di Ricerca SENS (un ente benefico che lavora a progetti per fermare e invertire i processi di invecchiamento) ritiene che anche la longevità crescerà enormemente ed in meno tempo. Le accelerazioni tecnologiche e mediche ci porteranno grandi risultati già nel 2030.
Non per tutti
E ora le dolenti note: temo che l’accesso a queste cure e a queste tecnologie non sarà appannaggio di tutti, quando saranno sviluppate. Avranno un costo proibitivo, ma come altre soluzioni in passato diventeranno via via più accessibili.
Qualcuno dirà: se curiamo le malattie di tutti, il mondo diventerà incredibilmente sovraffollato. Si, ci sarà sicuramente più gente, ma la tecnologia ci aiuterà a gestirla. Un mondo più popolato non è necessariamente un male in sé. Può significare anche avere più persone al lavoro sulle soluzioni alle grandi sfide dell’umanità.
Le grandi sfide e un alleato fedele: il prezzo
Una delle teorie che potrebbe aiutarci ad essere ottimisti e prevedere un futuro roseo (anche se sempre un inquietante sogno neoliberista) nasce da una notizia sul cioccolato.
Ragazzi, entro qualche decennio non ci sarà più cioccolato: secondo alcuni scienziati la ragione è che le piante di cacao crescono solo in speciali condizioni accanto all’equatore, e l’aumento di 2°C della temperatura terrestre (anche questo ahimè prevedibile) ucciderà le piante.
Si, forse quelle piante moriranno davvero all’aumento della temperatura, ma finché le persone mangiano cioccolato e pagano per mangiarlo, difficilmente resteremo senza.
Il motivo è nell’umana ingenuità e nel sistema dei prezzi: se il cacao inizia a scarseggiare, il prezzo del cacao cresce. E se il prezzo del cacao cresce, aumentano gli incentivi a trovare soluzioni per far crescere piante più resistenti, sintetizzare il cioccolato in laboratorio, clonare i semi, tutto. Tutto, qualunque cosa.
È la stessa cosa con la sovrappopolazione: quando una risorsa come il cibo scarseggerà, il suo prezzo inizierà ad aumentare. E quando aumenterà, ci sarà una corsa a trovare una soluzione per poter guadagnare da questo prezzo più alto. Tutti si affanneranno a procurare in ogni modo del cibo. Quando il cibo sarà di nuovo a disposizione, il suo prezzo calerà di nuovo.
E il riscaldamento globale?
Questo è un incubo reale, e sta accadendo proprio adesso. Come lo affronteremo?
Ad un problema gigantesco come questo, non c’è dubbio che gli approcci siano tanti. Seppure dispendiosa, una delle soluzioni potrebbe essere probabilmente rimuovere i gas serra dall’atmosfera. Impiegheremmo molto tempo a completare l’opera, ma il ventaglio di possibilità nel frattempo aumenterà.
In fondo le persone stanno già adattandosi a clima e meteo infausto. In Olanda costruiscono canali contro le inondazioni. In Bangladesh nascono fattorie galleggianti. A Singapore interi grattacieli ospitano piantagioni di frutta e ortaggi.
Paradossalmente, e lo vediamo già oggi, più il problema sarà percepito come diffuso, più si allargherà “l’esercito” di combattenti consapevoli e responsabilizzate per conquistare un futuro roseo. All’adattamento seguirà il combattimento, e al combattimento potrebbe seguire la vittoria.
Oppure ci estingueremo, giusto?
Si, l’ho scritto all’inizio di questo articolo. In generale, credo che il destino dell’umanità sia tecnovolatile (o utopia oltre le nostre più rosee previsioni, o estinzione). La tecnologia può o non può esplodere. Se gli avanzamenti continueranno, tutto sarà raggiungibile. Se non lo faremo, andrà tutto a rotoli. È un bivio per il pianeta.
Distopia o Utopia?
Per come la vedo, non si può scartare la possibilità dell’auto estinzione. Sviluppando sempre più tecnologia, anche un suo uso distorto diventa un’opzione.
Eppure continuo a restare più ottimista che pessimista. Nel suo saggio “La singolarità è vicina“, il mio iper citato Ray Kurzweil ha espresso una moderata speranza di vivere un futuro roseo, ed io la assecondo.
La tecnologia, specie quella basata su intelligenza artificiale, prevederà pesi e contrappesi: come per i computer, i “virus” di ogni sorta esisteranno sempre. Faranno danni, forse alcuni anche molto grandi, ma saranno comunque una frazione dei benefici. E nessuno ha mai detto di rinunciare al computer per evitare i virus.
Si potrebbe obiettare che i virus informatici non fanno gli stessi danni di virus biologici o della nanotecnologia distruttiva. Questo rafforza il concetto: la gravità del pericolo non farà che rafforzare la nostra capacità di controllo e la nostra reazione al pericolo.
Insomma, in sintesi io la penso cosi: o vittoria o muerte, con il 70% alla vittoria.
Ma voi concedetevi più opzioni di me, specialmente se non siete così ottimisti: il Futuro sarà roseo, utopico, distopico, una via di mezzo o ci estingueremo?