Gli incendi da record si susseguono senza sosta, e i leader del paese sembrano sotto shock ed incapaci di reagire.
Gli incendi in Australia sono l’ennesimo atto di una catastrofe climatica che sta mettendo in ginocchio il continente. La sua Grande Barriera Corallina sta morendo, le sue foreste pluviali patrimonio dell’umanità bruciano. Gigantesche foreste subacquee di alghe sono in gran parte svanite, e numerose città hanno esaurito l’acqua o stanno per farlo.
Le immagini degli incendi in Australia che ci giungono dai media sembrano fotogrammi di film distopici. Migliaia di persone in allarme, avvolte in una opaca foschia arancione e circondate dal fuoco. L’inferno in terra: fiamme alte oltre 60 metri e cittadini che diventano profughi nel loro stesso paese.
Gli incendi hanno già bruciato circa 6 milioni di ettari, un’area grande quasi sei volte quella dei già terrificanti incendi del 2019 in Amazzonia.
Il cielo australiano nel giorno di Capodanno è stato il più inquinato al mondo, coperto da un “tappo” di fumo largo quanto l’Europa.
Olocausto animale
Almeno 18 persone sono morte, ma è una tragedia anche per flora e fauna. scienziati stimano la morte di circa mezzo miliardo di animali, e temono addirittura la totale estinzione di alcune specie. Gli animali sopravvissuti stanno abbandonando i loro piccoli.
E la stagione degli incendi in Australia è solo all’inizio.
Storie dall’apocalisse
Le città della costa orientale sono tutte interessate o circondate da incendi. In queste ore sono tante le storie che rimbalzano da un punto all’altro, o sui media. Storie di salvezza, o di disperazione, o ancora di speranza. È la parte di noi che non si arrende all’idea che siamo una specie in corso di suicidio.
Un’e-mail che l’ingegnere in pensione Ian Mitchell ha inviato agli amici il giorno di Capodanno dalla piccola comunità di Gipsy Point, a nord della città di Victoria, recita:
“Salve a tutti,
noi e la maggior parte delle case di Gipsy Point siamo ancora qui fino ad ora. In tutto siamo 16 abitanti, qui.
Niente energia elettrica, niente telefono, nessuna possibilità che qualcuno arrivi per 4 giorni poiché tutte le strade sono bloccate. Funziona solo l’e-mail satellitare. Abbiamo 2 barche più grandi e potremmo essere in grado di rifornirci di carburante a Coota.
Abbiamo bisogno di persone capaci di difendere la città, dato che fa di nuovo parecchio caldo da venerdì. La zona diventerà di nuovo un problema, e non abbiamo abbastanza persone per fronteggiarla.
Siamo stanchi, ma stiamo bene. Ancora qui nel 2020!
Con Amore,
Noi”
La libreria nel villaggio devastato dal fuoco di Cobargo, nel Nuovo Galles del Sud, ha un nuovo cartello all’esterno: “La narrativa post-apocalittica è stata spostata nella sezione attualità”.
Incendi in Australia: cosa difendono i leader australiani?
Incredibilmente, la risposta dei leader australiani a questa crisi nazionale senza precedenti non è stata quella di difendere il loro paese ma di difendere l’industria dei combustibili fossili. Un grande finanziatore per entrambe le principali parti.
È come se volessero condannnare il paese al suo destino.
Mentre gli incendi stavano esplodendo a metà dicembre, il leader del partito laburista (all’opposizione) ha fatto un giro nelle comunità di estrazione del carbone esprimendo il suo inequivocabile sostegno alle esportazioni di carbone. Il primo ministro, il conservatore Scott Morrison, ha fatto di peggio: era in vacanza alle Hawaii.
Il vice primo ministro Michael McCormack ha surclassato entrambi, incolpato il letame di cavallo (lo so, non ci si crede) per lo scoppio degli incendi.
Dio salvi la Benzina
Dal 1996 i governi conservatori australiani hanno disatteso quasi tutti gli accordi internazionali sui cambiamenti climatici, pur di difendere le industrie di combustibili fossili del paese.
Oggi l’Australia è il maggiore esportatore mondiale di carbone e gas, ma è 57° su 57 paesi nella classifica delle azioni sul cambiamento climatico.Morrison deve in gran parte la sua risicata vittoria elettorale dello scorso anno al tycoon del carbone Clive Palmer. La vittoria elettorale ha permesso al signor Palmer di annunciare indisturbato l’intenzione di costruire la più grande miniera di carbone in Australia.
È forse per questo che Morrison ha cercato di presentare gli incendi come una fatalità, qualcosa di inevitabile. Questa posizione sembra dettata da una consapevolezza politica agghiacciante. Non ha un’opposizione reale nel paese e i media (il 58% dei quali in mano a Rupert Murdoch) soffiano sulle vele del negazionismo climatico.
E va sempre peggio: ora il suo governo ha preso anche a reprimere proteste di sindacati e organizzazioni civiche, e critiche dei giornalisti. In base ad una legge entrata in vigore in Tasmania, e in predicato di essere adottata ovunque, i manifestanti ambientali ora rischiano fino a 21 anni di carcere per dimostrazione.
Incendi in Australia: morire o vivere, il momento della verità
Oltre un terzo degli australiani è colpito dagli incendi, e solo oggi sta iniziando a riflettere sul divario tra la realtà e le fantasie del primo ministro. La verità è che le istituzioni in Australia stanno affrontando una realtà mostruosa che non hanno sicuramente la capacità né la volontà di affrontare.
Giovedì scorso Morrison è stato costretto a fuggire dagli abitanti arrabbiati e tremanti di una città bruciata. Un piccolo quotidiano locale ha descritto l’umiliazione del leader come “l’accoglienza che probabilmente meritava”.
Agli australiani conviene pensare in fretta “all’accoglienza da riservare” ai loro governanti. Molto in fretta. Perché con l’Australia sta bruciando il pianeta.
Edit: Morrison ha appena annunciato (ore 00:14 del 5 gennaio, ora italiana) l’impiego di 3000 riservisti dell’esercito per fronteggiare gli incendi. Le fiamme stanno ora producendo catastrofici tornadi di fuoco simili a quelli che si scatenano dopo una bomba atomica.