Per quelli di voi che vivono in città, chiedetevi: cos’è che la rende irrinunciabile nonostante inquinamento, rumore e traffico? Forse i tanti ristoranti in cui vi piace cenare. O la vita notturna, la scena culturale, i parchi, i musei. E se gran parte di questo sparisse? Vorreste ancora vivere in città?
Questa possibilità preoccupa molti poiché la pandemia ha azzerato gran parte di ciò che rende speciali le grandi città. Piange il cuore, ad esempio, a vedere Milano ridotta a un mortorio.
Molti meditano la fuga dalle città verso zone rurali o suburbane, cona complice opportunità di fare se non altro smartworking (per chi può).
La situazione, prima che ci sia l’atteso miglioramento per i vaccini, sembra avviarsi ad un’altra fase acuta, speriamo breve.
Nel resto del mondo non va meglio.
Ovunque si sentono cose simili, ad ogni modo. Ristoranti, piccole imprese e persino grandi catene di vendita al dettaglio di grandi marche stanno chiudendo a numeri record.
Sistemi di trasporto di massa delle grandi città, emblematico quello di New York, risentono dei forti tagli nei servizi, del ritardo negli aiuti e delle spese in assenza di entrate.
Nonostante queste sfide, le aree urbane resisteranno a dispetto di questa e di altre crisi.
Perché alcune città sopravviveranno e prospereranno
Una doverosa premessa storica. La morte della città è regolarmente prevista. E come ogni morte “desiderata” non arriva mai.
Si pensava che la città fosse ridondante già quando il telefono fu introdotto nel lontano 1876, e cent’anni dopo, con l’arrivo del personal computer nel 1971.
E dopo l’avvento di internet? “A che servono le città quando le persone possono comunicare anche a lunghe distanze?”
Dopo l’11 settembre, poi, alcuni pensavano che la minaccia del terrorismo avrebbe portato alla suburbanizzazione dei servizi finanziari e ad un allontanamento dalla città.
In sintesi, da quando abbiamo iniziato a notare i difetti dell’urbanizzazione spinta immaginiamo (anche) futuri senza città, popolati di villaggi globali fatti di “capanne” collegate a distanza. E invece, il futuro era e continua ad essere fatto di aree metropolitane giganti e città dense.
E oggi, molte città sopravviveranno alla pandemia per gli stessi motivi per cui sono sopravvissute al telefono, a Internet e agli attacchi terroristici.
Perchè?
Già nel 1922, l’economista britannico Alfred Marshall sottolineò tre caratteristiche chiave delle città :
- I pool di manodopera qualificata consentono il trasferimento di conoscenze e abilità.
- La presenza di tante aziende genera più affari per i settori periferici: ad esempio, un grande settore bancario crea lavoro per contabili e avvocati.
- La vicinanza tra le persone facilita il contatto che porta al mantenimento della fiducia e allo scambio di informazioni.
Le città che abbondano di queste caratteristiche riassumibili nell’espressione “capitalismo cognitivo” si riprenderanno. Quelle che hanno più industrie di routine potrebbero non farlo. Le città basate sull’economia della conoscenza cresceranno più rapidamente di quelle che si basano sulla produzione e sulla manifattura (delegabili altrove o ad altri, umani o non umani).
Le città, in sintesi, sopravviveranno ancora a lungo perchè sono tutto sommato una delle più grandi invenzioni dell’umanità.
Il potere delle città: condivisione, abbinamento e apprendimento
La densità è ciò che rende speciale una città. Solo dove vive un numero rilevante di persone a stretto contatto, un luogo può supportare una grande varietà di eventi culturali diversi.
Durante una pandemia, però, la densità è l’ultima cosa che vuoi. Questo è il motivo per cui molte persone pensano di trasferirsi fuori dal nucleo urbano e gli uffici restano vuoti.
Non durerà per sempre.
Presto nuovi vaccini e trattamenti migliori porranno fine a questa pandemia. E quando la densità non sarà più maledetta dal contagio le città riaffermeranno la loro magia, la loro capacità di migliorare la condivisione, l’abbinamento e l’apprendimento.
Gli economisti si riferiscono a questi tre meccanismi come tipi di economie di agglomerazione perché rappresentano i vantaggi della concentrazione. Sono gli incentivi che portano persone e produzione a convivere fianco a fianco, sopportando l’alto costo delle aree urbane dense. Economie di condivisione, abbinamento e apprendimento spiegano perché le città si formano e crescono.
Le economie di agglomerazione
Le economie di condivisione si riferiscono alle economie di scala. Ad esempio, le aziende specializzate nella riparazione di strumenti di alta qualità e nella legislazione sulla proprietà intellettuale forniscono servizi importanti, ma vengono consumati solo raramente e sporadicamente. Queste aziende preferiscono stabilirsi nelle grandi città dove i costi fissi delle operazioni possono essere distribuiti su molti clienti, rendendo più probabile che i loro servizi siano sempre richiesti.
Le economie di abbinamento si riferiscono al risparmio di tempo e costi nella ricerca di beni, servizi e lavoro in una grande città rispetto a un’area meno popolata. Accordatori di pianoforti e avvocati specializzati in brevetti, ad esempio, possiedono una serie ristretta di competenze che sono di grande valore per particolari datori di lavoro che necessitano regolarmente di questi servizi. Quindi i lavoratori con queste competenze specialistiche preferiranno insediarsi nelle città più grandi, dove è più probabile che vengano abbinati a un lavoro o ne trovino rapidamente un altro se lo perdono.
Le economie di apprendimento si riferiscono al valore derivato dalle interazioni fortuite. Le persone imparano le une dalle altre, sia attraverso incontri intenzionali che incontri casuali. L’apprendimento tramite incontri intenzionali può avvenire ovunque le persone si cerchino. Ma l’apprendimento attraverso incontri casuali avverrà più frequentemente nelle città più dense, dove ci sono semplicemente migliori probabilità di incontrare altre persone. Di conseguenza, aziende e lavoratori preferiranno stabilirsi in città dove possono ottenere profitti e salari più elevati associati all’apprendimento che avviene attraverso interazioni fortuite.
I rischi e i costi del contagio svaniranno. E allora i lavoratori e le aziende non potranno resistere ai vantaggi che sorgono nelle città più densamente popolate. Questi sono i fattori che spiegano la previsione.