Nello studio degli effetti futuri sul mondo dei cambiamenti climatici, tengono banco le necessità abitative. Un mondo che si riscalda sempre di più, fino a rendere difficile abitare in alcune aree della terra, rende indispensabile immaginare soluzioni che riescano a coniugare tecniche di costruzione, tecnologia e sostenibilità per progettare nuovi habitat. Lo studio di W-LAB va in questa direzione, e ci mostra un futuro nel quale diverse conoscenze convergono.
il progetto si concentra sulla protezione del perimetro con una distribuzione radiale di unità abitative autosufficienti, e piante resistenti alla siccità che creano una barriera che offre riparo e comfort. La forma aerodinamica delle cabine riduce l’attrito del vento e migliora la stabilità, minimizzando anche i rumori, le vibrazioni e l’erosione del luogo.
Case autosufficienti in un mondo trasformato
Con l’attuale tendenza delle emissioni di CO2 e l’aumento delle temperature, i futuri suggerimenti architettonici dovranno tener conto di climi estremi. Anzitutto servirà lavorare attivamente come produttori di risorse piuttosto che come consumatori passivi. Le biocabine autosufficienti di W-LAB contengono spazi flessibili in base alle esigenze dell’utente. Consentono loro di lavorare da casa, fare esercizio e coltivare cibo. Si tratta di nuovi moduli abitativi. Moduli nei quali gli utenti sono in grado di rimanere in contatto con gli sviluppi tecnologici, in uno scenario che vede tutte le connessioni Internet a banda larga fornite via satellite, e merci consegnate da droni in qualsiasi luogo.
Controllo solare
Strutture ombreggiate e tendaggi integrati con la vegetazione. Sono la prima soluzione considerata, perchè migliorano il comfort termico e ombreggiano gli spazi circostanti per mitigare l’effetto isola di calore con l’oasi artificiale centrale. Questa configurazione potrebbe climatizzare passivamente gli spazi esterni, con il processo di raffrescamento evaporativo. Oltre al controllo solare, gli architetti hanno proposto due modi per ottenere acqua per il consumo umano e le funzioni di raffreddamento evaporativo esterno. Uno proviene da captatori di nebbia che catturano l’umidità e le nebbie costiere (sistema già visto ad Abu Dhabi). L’altro utilizza impianti modulari di desalinizzazione dell’acqua. Il sistema di riciclo dell’acqua è focalizzato sul riutilizzo della maggior parte di essa, da applicare successivamente anche per la crescita delle piante.
Produzione energetica
Parliamo di produzione energetica? È ottenuta direttamente dalla radiazione solare e dal vento. Sole e vento, si: fattori più abbondanti e costante in clima che tendono a desertificarsi. Tutte le cabine, come detto, sono completamente autosufficienti. Evitano la necessità di reti elettriche generali, e anche la loro manutenzione. I materiali da costruzione organici possono essere coltivati in luoghi desertici. Le piante, come l’agave, sono una fonte di legno e fibre. Possono fungere da elementi strutturali, rivestimento, pavimenti, isolamento, corde e tessuti.
Una carezza di alluminio. Più autosufficienti anche sul piano alimentare.
In sintesi, l’alluminio potrebbe essere anche un’alternativa per gli elementi metallici nella costruzione, in quanto è completamente riciclabile e richiede meno energia nella sua produzione rispetto all’acciaio. L’interno funge da spazi per piccole serre interne e fioriere adibite a colture verticali. Coltivazioni che possono essere utilizzate per parte del sostentamento degli abitanti dell’insediamento. Infine, per evitare fondazioni permanenti, i pali a vite funzionano come supporti rimovibili da riutilizzare dopo che il ciclo di vita della cabina è terminato, riducendo ancora di più l’impatto sull’ecosistema.