Sembra proprio la trama di “Se mi lasci ti cancello,” la fortunata pellicola di Michel Gondry. È stata messa a punto una nuova tecnica radicale per colpire e cancellare i brutti ricordi e quelli dolorosi.
Diversamente dal film, nel quale questa tecnologia era stata accolta senza riserve, quella attuale solleva “enormi problemi etici”, dice un neurologo di spicco, perché minaccia di cambiare artificialmente la personalità di una persona.
Il Neurofeedback
La tecnica di editing della memoria, chiamata neurofeedback decodificato o DecNef, è stata creata davvero per cancellare brutti ricordi. Non si tratta di quelli che richiamano alla mente le delusioni d’amore, però. Si tratta di brutti ricordi un po’ più invalidanti: quelli che danno origine al disturbo da stress post-traumatico. L’articolo scientifico più recente è stato pubblicato su Nature.
In cosa consiste la tecnica per cancellare i brutti ricordi
La tecnica di DecNef utilizza un elettromagnete simile a uno scanner MRI per misurare vari cambiamenti nel cervello, come il livello di ossigeno nel sangue.
Lo scanner invia in tempo reale i dati raccolti ad una intelligenza artificiale che mappa quali aree del cervello sono attive quando vengono stimolati particolari brutti ricordi.
Aurelio Cortese, neuroscienziato computazionale e ricercatore principale degli ATR Computational Neuroscience Labs, dice che l’AI è vitale per capire cosa sta succedendo nel cervello umano.
Usiamo il machine learning per passare dalla rappresentazione neurale a quella mentale, e capire qual è il bersaglio da “cancellare”.
Quali sono i prossimi passi?
Quando il sistema di apprendimento sarà messo a punto, la seconda fase di DecNef vedrà il monitoraggio delle parti del cervello in cui questi brutti ricordi sono attivi, e permetterà di addestrare il paziente a controllare l’impatto dello stimolo.
Un colpo di spugna sui brutti ricordi, o sulla nostra personalità?
Il Neurofeedback si inserisce nel solco delle ricerche (molte) in questo campo. Cortese non è l’unico ad andare a caccia di “brutti ricordi”, e a dirla tutta non mi sembra neanche il più spietato.
Nel 2018, i ricercatori dell’Università di Berkeley, in California, hanno annunciato di aver compiuto i primi passi verso l’utilizzo delle proiezioni olografiche nel cervello. La cosiddetta optogenetica potrà servire a commutare singoli neutroni, o potenzialmente intere aree contenenti migliaia di neuroni.
Quella tecnica di editing consentirebbe agli scienziati di “tagliare e incollare” l’attività da una parte all’altra del cervello, inducendolo a pensare di aver sentito, visto o percepito qualcosa che non è mai accaduto.