Questa settimana Mattel ha lanciato la fase pilota di PlayBack, una iniziativa che punta al recupero e al riciclo dei giocattoli usati (o almeno di quelli prodotti dall’azienda).
Indipendentemente dal fatto che si tratti di giocattoli non più desiderati, ingombranti o semplicemente rotti, l’azienda inviea un’etichetta di spedizione gratuita via e-mail. Spedisci loro i giocattoli così come sono (non serve nemmeno dar loro una ripulita) e Mattel riusa tutto ciò che è riusabile, rimettendo in circolo gran parte del materiale dei suoi giocattoli per farne di nuovi.
E per le componenti dei giocattoli che non è possibile riciclare? (No, non finiscono nel museo sulla plastica)
Qui giocoforza l’azienda diventa meno netta, ma ugualmente determinata “li trasformeremo in energia”. Ok. Qui magari richiederò un supplemento di spiegazioni, giusto? Mattel sottolinea che “se i giocattoli sono ancora in buone condizioni incoraggiamo comunque a farne dono a un ente di beneficenza locale, per fare in modo che i bambini possano goderseli il più a lungo possibile”. Se però uno insiste e non ha a chi darli, a quel punto loro li riprendono volentieri.
Allora? Che ve ne pare?
Non sarebbe male se fossero sempre di più le aziende che si occupano di fornire prodotti a ciclo “perpetuo”, gestendo anche il fine vita e la rinascita dei loro oggetti. I giocattoli ovviamente non fanno eccezione.
Inizialmente, il programma in fase pilota può gestire solo i giocattoli delle serie Barbie, Matchbox e MEGA, ed è attivo soltanto negli Stati Uniti e in Canada. Già dalla prevista seconda fase si prevede che il programma si espanda per includere più marchi di giocattoli da ritirare per il riciclo, nonché più paesi. I prossimi in elenco, già annunciati, sono il Regno Unito, la Francia e la Germania.
Lettori internazionali (per fortuna ci siete!) se il vostro paese è già interessato dal programma PlayBack e volete liberarvi dei vostri giocattoli, a questo indirizzo potete ottenere l’etichetta di spedizione.