Philip Morris International, il gigante USA del tabacco, prevede di smettere di vendere sigarette in Giappone entro 10 anni.
La nuova legge sulla promozione della salute entrata in vigore lo scorso anno proibisce di fumare nei ristoranti. In risposta, l’azienda sta puntando a prodotti del genere “tabacco riscaldato, non bruciato”, dei quali detiene il 70% nel mercato giapponese.
Jacek Olczak, da appena 4 giorni nuovo CEO del colosso del tabacco, ha rivelato il piano in un’intervista online a Nikkei.
Giappone “senza fumo” entro il 2030?
Philip Morris prevede di ritirare gradualmente i prodotti a base di tabacco arrotolato anche altrove nei prossimi 10-15 anni e ha pianificato che la transizione parta proprio dal paese del Sol Levante.
I prodotti con tabacco riscaldato, dice l’azienda, consentono all’utente di inalare il vapore generato da un elemento riscaldante che non produce fumo passivo. Sempre a detta dell’azienda, questi prodotti producono anche meno sostanze nocive rispetto alle sigarette convenzionali.
Nel 2016, Philip Morris ha iniziato a vendere il suo prodotto “alternativo” in Giappone. In soli tre anni, come detto, ha conquistato il 70% del mercato giapponese. I rivali Japan Tobacco e British American Tobacco Sono fermi al palo rispettivamente con il 10% e il 20%.
Cambio della guardia, addio sigarette
La dichiarazione della Philip Morris non tradisce nulla di rivoluzionario, ma mostra come i tempi cambiano. Il tabacco senza fumo, tra sigarette elettroniche riscaldate e liquide, rappresenta oggi l’11% delle vendite totali di Philip Morris di 704,6 miliardi di sigarette. Un +3% rispetto al 2019. Solo negli ultimi 4 anni, il mercato globale del fumo “tradizionale” si è invece ridotto di circa il 10%. Serve che vi dica altro per avere un’idea del trend?
Guadagni in fumo? No. Guadagni riscaldati.
Il tabacco senza fumo è attualmente venduto in 66 paesi del mondo: Olczak vuole portarlo a 100 entro il 2025.
Il nuovo CEO (ambizioso anzichéno) spera di rivelare entro il suo mandato, dice, la roadmap dell’azienda per l’uscita totale dal mercato delle sigarette tradizionali.
Oggi sembra impossibile, ma vi invito a considerare lo scenario asiatico. Non è un caso che l’operazione parta da lì. In Asia, i prodotti di tabacco riscaldato sono venduti in Giappone, Corea del Sud, Malesia e Filippine.
Le normative giapponesi non consentono la vendita di sigarette elettroniche che vaporizzano liquidi. Anche con le nuove leggi più rigorose, i prodotti con tabacco riscaldato aggirano i divieti. Possono essere consumati mentre si mangia o si beve nei ristoranti.
Di salute non se ne parla: d’altra parte la European Respiratory Society ha emesso un documento in cui ne sconsiglia l’utilizzo come strumento di riduzione del danno da fumo, dato che i contenuti di nicotina, ad esempio, sono sempre gli stessi.
Il tabacco riscaldato è un’ancora di salvezza per l’industria del fumo, altrimenti in crisi “generazionale” con le sigarette.
Per ovviare, Olczak dice che Philip Morris introdurrà tecnologie sempre migliori, e app per aiutare i fumatori a gestire la propria salute.
Le vendite di Philip Morris per l’anno fiscale terminato a dicembre 2020 sono state pari a 28 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente -4%, ma +12% di utile.