Un team di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha lavorato alla creazione di un atlante 3D. La mappa, realizzata nel dettaglio, segnala quali sono gli oceani in carenza di ossigeno.
La scarsa presenza di ossigeno negli oceani, è una minaccia per la maggior parte delle specie marine esistenti, ed è un problema che non andrebbe assolutamente sottovalutato. Per il momento, l’atlante 3d si sofferma sulle regioni dell’Oceano Pacifico tropicale, ma il piano è quello di arrivare a mappare praticamente tutto il mondo.
Jarek Kwiecinski, il ricercatore che ha sviluppato l’atlante 3d insieme ad Andrew Babbin, Cecil e Ida Green, ha ribadito l’importanza del progetto:
È ampiamente previsto che gli oceani perderanno ossigeno man mano che il clima si surriscalda. Ma la situazione è più complicata ai tropici dove ci sono grandi zone carenti di ossigeno. (…) È importante creare una mappa dettagliata di queste zone in modo da avere un punto di confronto per cambiamenti futuri.
Jarek Kwiecinski
La ricerca MIT e l’Atlante 3D
La ricerca è stata pubblicata sul Global Biogeochemical Cycles questa settimana, dandoci qualche informazione in più.
Abbiamo scoperto che la mappa dell’atlante 3d copre due principali ODZ (zone carenti di ossigeno) nel Pacifico.
La prima che si estende lungo la costa del Sud America, ed ha un volume d’acqua pari a 600.000 chilometri cubi; la seconda zona si trova al largo delle coste dell’America Centrale, ed è quasi tre volte la prima.
Per costruire le mappe che compongono l’atlante 3d sono stati utilizzati circa 15 milioni di misurazioni. Anni di ricerche si sono rivelati fondamentali per poter definire meglio le caratteristiche degli ecosistemi marini e il peggioramento dei livelli di ossigeno.
Secondo l’ Unione internazionale per la conservazione della natura , gli oceani del mondo hanno perso circa il 2% del loro ossigeno dagli anni ’50 e si prevede che perderanno in media dal 3% al 4% entro il 2100.
Ogni anno, gli oceani si scaldano e riescono a trattenere sempre meno ossigeno. Tutte le riserve si concentrano nelle zone più in profondità, e la superficie resta povera di ossigeno. Oltre al surriscaldamento globale, i livelli di ossigeno sono influenzati dalle fioriture algali , che derivano dal deflusso di fertilizzanti lungo le regioni costiere.
Tutto questo non fa altro che peggiorare le condizioni di vita della fauna marina, causando violente migrazioni e l’estinzione di alcune specie.
“C’è molto di più che si può fare con questa raccolta di dati per capire come viene controllata la fornitura di ossigeno dell’oceano”, ha affermato lo stesso Kwiecinski.