Usando una nuova tecnica terapeutica i ricercatori sono riusciti a prevenire la formazione di metastasi nei topi costringendo le cellule tumorali ad uno stato “di sonno” in cui non sono in grado di proliferare.
La ricerca pubblicata nel Journal of Experimental Medicine (JEM) può portare a nuove terapie per prevenire la recidiva o la diffusione di vari tumori, tra cui quello al seno.
A volte, purtroppo, ritornano
I malati di cancro possono recidivare anni o decenni dopo la terapia iniziale, e nuovi tumori si formano nella stessa zona o diventano metastasi in altre parti del corpo. I ricercatori pensano che i tumori secondari siano causati da cellule cancerose che possono rimanere dormienti per lunghi periodi prima di riapparire e ricominciare a crescere. Se i ricercatori potessero scoprire un metodo per mantenere le cellule maligne in questo stato dormiente, le metastasi del paziente potrebbero essere prevenute.
”Addormentare” le future metastasi
Rispetto a un gruppo di controllo (grafiche di sinistra), il trattamento con C26 (grafiche di destra) riduce il numero di metastasi nei polmoni dei topi
In uno studio precedente, i ricercatori Maria Soledad Sosa e Julio A. Aguirre-Ghiso hanno scoperto che una proteina chiamata NR2F1 è coinvolta nella capacità di sopravvivenza inattiva delle cellule tumorali.
Questa proteina recettore può entrare nel nucleo cellulare e attivare o disattivare numerosi geni per attivare un programma che impedisce la proliferazione delle cellule tumorali. I livelli di NR2F1 sono generalmente bassi nei tumori primari ma sono elevati nelle cellule tumorali dormienti. Diminuiscono ancora una volta quando le cellule tumorali ricominciano a proliferare e formano tumori ricorrenti o metastasi.
Abbiamo quindi considerato che attivare NR2F1 potrebbe essere un approccio clinico interessante per indurre la quiescenza delle cellule tumorali e prevenire le recidive e le metastasi.
Julio A. Aguirre-Ghiso
Il nuovo studio
I team di Sosa e Aguirre-Ghiso hanno utilizzato un approccio di screening basato su computer per identificare un farmaco, denominato C26, che attiva la proteina NR2F1. C26 ha indotto un aumento significativo dei livelli di NR2F1 e ha fermato la proliferazione cellulare nelle cellule HNSCC derivate dai tessuti dei pazienti.
I ricercatori hanno poi studiato se C26 ha impedito le metastasi nei topi. Il trattamento col farmaco ha ridotto le dimensioni dei tumori primari e ha completamente fermato lo sviluppo delle metastasi dopo ulteriori trattamenti.
In sintesi, C26 ha dimostrato di ridurre la vitalità delle cellule tumorali in colture e modelli animali facendole entrare in uno stato dormiente di lunga durata. Anche pazienti umani i cui tumori hanno un modello simile di espressione genica tendono a vivere più a lungo senza recidive e metastasi. Questo suggerisce che C26 potrebbe funzionare anche per gli esseri umani.
Farmaco anti metastasi, le possibili applicazioni
“I farmaci che attivano il gene NR2F1 potrebbero essere particolarmente utili nel cancro al seno“, aggiunge Sosa. “I tumori ER-positivi hanno una maggiore quantità di NR2F1 rispetto ai tumori ER-negativi. Tuttavia, l’approccio può essere utile anche per altri tumori che presentano dinamiche simili.
Nel complesso, la ricerca offre una possibilità concreta per prevenire le recidive e le metastasi. Non resta che attendere i test sull’uomo.