Il campo della longevità ha visto diverse scoperte negli ultimi anni, a caccia di un traguardo che tempo fa sembra volto più lontano: rallentare o addirittura sconfiggere l’invecchiamento. Fino ad oggi, la maggior parte di questi test hanno coinvolto topi, vermi o moscerini della frutta.
I ricercatori del Babraham Institute di Cambridge, Regno Unito, hanno sviluppato una tecnica per far “viaggiare nel tempo” e ringiovanire di 30 anni le cellule dell’epidermide umana, invertendo il loro invecchiamento cellulare senza compromettere la loro funzione specializzata. Una svolta che potrebbe modificare radicalmente la medicina rigenerativa.
Un primo approccio era stato pubblicato già nel febbraio 2021. Oggi, un nuovo paper pubblicato sulla rivista eLife chiarisce ulteriormente i termini della ricerca.
Ringiovanire la pelle, letteralmente
Quando invecchiamo, la funzionalità delle nostre cellule diminuisce e il genoma si danneggia. Il campo della medicina rigenerativa cerca di ripristinare, ringiovanire o sostituire le cellule, comprese quelle danneggiate. La nostra capacità di generare cellule staminali “indotte” è oggi uno degli strumenti più essenziali della biologia rigenerativa.
Questo processo, tuttavia, elimina diverse caratteristiche delle cellule. Esse tornano di nuovo “totipotenti”, e dunque teoricamente capaci di diventare qualsiasi tipo di cellula, ma nella pratica senza alcuni dei fattori indispensabili a differenziarsi in modo corretto.
La nuova tecnica è basata sulle ricerche del premio Nobel Shinya Yamanaka (ora coinvolto anche nel progetto di Bezos, Altos Labs). La tecnica elimina in sostanza il problema di sradicare completamente l’identità di una cellula limitando la riprogrammazione a metà strada. Questo permette di far ringiovanire biologicamente le cellule senza far loro smarrire la funzione specializzata.
Il lavoro di Yamanaka
Nel 2007, Shinya Yamanaka è diventato il primo scienziato al mondo a convertire le cellule ordinarie, che hanno uno scopo definito, in cellule staminali col potenziale di svilupparsi in qualsiasi tipo di cellula. Usando quattro molecole cruciali note come fattori Yamanaka, l’intera procedura di riprogrammazione delle cellule staminali richiede circa 50 giorni. Al termine, i cambiamenti legati all’età vengono rimossi e le cellule “perdono la loro identità”.
Nella nuova ricerca, le cellule parzialmente riprogrammate sono state lasciate maturare in circostanze normali per vedere se la loro funzione specifica per le cellule della pelle ritornava. Analisi genomiche hanno mostrato che le cellule fatte ringiovanire hanno riacquistato i marcatori caratteristici delle cellule della pelle (fibroblasti).
Di quanto sono ringiovanite?
La nostra comprensione dell’invecchiamento a livello molecolare è progredita nell’ultimo decennio. Abbiamo dato vita a tecniche che consentono di misurare cambiamenti biologici legati all’età nelle cellule umane. Siamo stati in grado di applicarle al nostro esperimento per determinare l’entità della riprogrammazione raggiunta dal nostro nuovo metodo.
Dott.Diljeet Gill, tra gli autori dello studio
Le cellule riprogrammate col nuovo metodo risultano 30 anni più giovani. In altre parole, le cellule di una donna di 53 anni appaiono (in vitro) come quelle di una donna di 23 anni.
Ringiovanire la pelle: potenziali applicazioni
Importante dire che le cellule non solo appaiano più giovani, ma funzionano anche come cellule giovani. Questo comporta la possibilità non solo di ringiovanire la pelle, ma anche di guarire più rapidamente ferite di ogni genere. Senza contare la loro influenza su geni legati a malattie e sintomi legati all’età. Nella fattispecie due: il gene APBA2, associato all’Alzheimer, e il gene MAF con un ruolo nello sviluppo della cataratta. Entrambi hanno mostrato di “ringiovanire” nei campioni interessati dallo studio.
Questo approccio promette preziose scoperte che potrebbero aprire un incredibile orizzonte terapeutico.