Siamo stati i primi a raccontare cosa accadeva in Cina, quando ancora la pandemia non era scoppiata, e questo virus non aveva nome: sono stati due anni e tre mesi durissimi, nei quali il pianeta ha dovuto chiudere i battenti a macchia di leopardo.
Tra le città inaspettatamente risparmiate da un lockdown generale (poche, a quanto sembra) in Cina salta all’occhio Shanghai. Una megalopoli da oltre 26 milioni di abitanti e dalla grande densità abitativa che fino ad ora non era mai entrata in un tunnel come quello di oggi.
Il governo cinese, infatti, ha imposto all’intera città una quarantena generale dopo aver constatato che le cifre dei contagi giornalieri hanno iniziato a schizzare verso l’alto.
Shanghai nell’incubo
Omicron è la penultima variante conosciuta del Covid, e l’ultima ad aver coperto il pianeta con la sua diffusione. Si dibatte ancora su una sua (molto probabile) minor letalità, a fronte di una (sicura) maggior trasmissibilità. Il mix tra questi due fattori l’ha resa predominante nel mondo, e sta facendole seminare altre morti, tante, troppe. Sui grandi numeri, anche con meno letalità le vittime non scendono sotto una certa soglia.
A raccontare la situazione caotica di Shanghai è Lou Kisiela. Kisiela, un corrispondente di France 24, ora condivide la quarantena con gli altri 26 milioni di cittadini. Non ha buone sensazioni: da giorni, dice, la spazzatura non viene raccolta ed è difficile reperire cibo anche ordinandolo online.
Il messaggio cinese
In una città come Shanghai un virus del genere, se fuori controllo, può fare danni inimmaginabili. E li sta in effetti facendo, tanto da produrre scene già viste anche da noi. I supermercati di Shanghai accusano il colpo: molti sono chiusi, altri vengono presi d’assalto con vere e proprie “lotte” per il cibo, che qualche cittadino ha documentato anche nei video poi rilanciati dalla stessa France 24.
Tra i pochi ancora aperti, i clienti possono comprare solo ciò di cui hanno bisogno per qualche giorno. I prodotti sono posti dietro un plexiglas e devono essere scelti dagli impiegati, che indossano guanti e mascherina. Non solo Shanghai, ad ogni modo: la situazione si sta deteriorando anche in altre città cinesi. a Pechino, per esempio, diverse scuole e università sono state chiuse fino a nuovo ordine.
Ancora un segnale che dobbiamo vivere e convivere con un virus, respirare letteralmente aria migliore anche fuori dalle nostre case, ma non dobbiamo ignorare i pericoli. Il passato ci ha detto cosa fare oltre cent’anni fa: il presente ci chiama da Shanghai per ricordarci di non sottovalutarlo.