Il legno è ovunque. Ovunque, davvero. Perfino nelle sedi delle associazioni contro la deforestazione: un mercato globale da 630 miliardi di euro solo nel 2021. Un mercato che supererà i 900 miliardi di euro tra soli 4 anni. Ok, siamo tutti d’accordo: la sola riforestazione non ci aiuterà a sanare tutti i danni dell’uomo, ma dobbiamo proprio abbattere ogni albero sul pianeta prima di capire che ci stiamo ammazzando da soli?
Una nuova soluzione promette la fine di questo circolo vizioso. Se potessimo “coltivare” il legno con l’agricoltura cellulare, e usare legno coltivato anziché abbattere gli alberi? Il MIT ha confermato questa possibilità, sviluppando una tecnica che produce in laboratorio legno di qualsiasi forma e dimensione.
Come hanno fatto?
In sostanza, gli scienziati del MIT sono riusciti a conferire alle normali cellule vegetali le stesse proprietà delle cellule staminali. Hanno estratto le cellule dalle foglie di una pianta fiorita chiamata Zinnia elegans, e poi le hanno conservate in un liquido per un paio di giorni. Nella fase successiva, i ricercatori hanno ”arricchito” queste cellule vegetali con sostanze nutritive e ormoni.
Dopo un po’, queste cellule vegetali hanno prodotto nuove cellule vegetali. Modulando il dosaggio di ormoni, i ricercatori hanno modulato anche le caratteristiche fisiche e meccaniche delle cellule appena cresciute. Livelli più alti di ormoni, materiale più rigido.
Secondo la ricercatrice Ashley Beckwith, che ha guidato la ricerca, basta la semplice alterazione di minuscole quantità di queste sostanze chimiche per portare a cambiamenti significativi in termini di risultati fisici.
Si va in stampa: e senza sprechi
La dottoressa Beckwith e il suo team sono stati anche in grado di stampare in 3D strutture progettate su misura dalle cellule vegetali coltivate, usando un metodo di biostampa 3D. L’esperimento è stato condotto per tre mesi, tenendo in “incubazione” al buio il materiale vegetale prodotto in laboratorio. Il legno coltivato ha sbalordito i ricercatori: non solo è sopravvissuto, ma è anche cresciuto a un ritmo doppio rispetto a quello di un albero normale.
Una ottima notizia anche contro gli sprechi, se tenete conto che la lavorazione dei mobili in legno comporta una perdita di circa il 30% del legno utilizzato. La tecnica di bioprinting utilizzata al MIT non genera alcun rifiuto. Zero. Nessuna operazione sottrattiva: potremmo scegliere in futuro la forma di una sedia, stamparla e stop. Neanche un truciolo in più.
A quando il legno ”coltivato” in laboratorio?
Per ora al MIT sono riusciti a dimostrare che questo materiale vegetale può essere coltivato in laboratorio e che le sue proprietà meccaniche possono essere modificate, ma la ricerca è ancora agli inizi. Serviranno altri studi e test prima che la tecnica possa essere migliorata e usata per ”coltivare e stampare” i primi mobili.
Non vedo l’ora che accada: ogni anno abbattiamo 15 miliardi di alberi. Quindici miliardi.
Ogni anno, gli esseri umani abbattono circa 15 miliardi di alberi. Una catastrofe che innesca mille problemi legati al cambiamento climatico. Se avrà successo, questo “legno coltivato” del MIT ci aiuterà a sbarazzarci della deforestazione. Per sempre.