La situazione armi in America è tracimata da tempo. Nel Paese la statistica dice impietosamente che c’è in giro più di un’arma per ogni cittadino, e le sparatorie di massa non sono mai state così numerose.
La reazione degli enti governativi? Inesistente, o lentissima, impastoiata da una serie di veti ed interessi incrociati che coinvolgono lobby e “anelli intermedi” tra la politica e le aziende. L’opinione pubblica (che sta attraversando un lento cambio culturale) preme sempre un po’ di più sull’onda dell’indignazione per le tante morti, ma quest’ultima notizia ci fa capire quanto sarà difficile non eradicare il fenomeno, ma anche solo intaccarlo.
Un po’ 1984, un po’ The Simpsons
Lo Stato di New York userà un nuovo approccio per filtrare i candidati al porto d’armi. Le persone che aspirano ad ottenerlo dovranno fornire i loro profili dei social media per un monitoraggio su “carattere e condotta”.
Molti democratici e organizzazioni nazionali per il controllo delle armi in America plaudono a questa iniziativa. Tanti specialisti, però, stanno mettendo in forte dubbio le modalità di attuazione della legge e hanno espresso preoccupazioni sulla libertà di parola.
Perfino i funzionari locali che saranno responsabili della revisione dei post sui social media si chiedono se hanno le risorse per farlo e, se il provvedimento è costituzionale.
Peter Kehoe, dell’Associazione degli sceriffi di New York, sottolinea la mancanza di soldi e personale per gestire questa nuova “procedura” di richiesta. Il disegno di legge, dice, viola i diritti del Secondo Emendamento e dubita che questo controllo (in violazione della privacy) funzionerebbe.
Contro le armi in America un “esercito” di funzionari che sbircia le persone sui social network?
A scanso di equivoci: non è una proposta. È un provvedimento già approvato in una legge (eccola) ed entrerà in vigore a settembre. È stato firmato dal governatore Kathy Hochul, un democratico, sulla base di un assunto (talvolta vero): gli omicidi di massa a volte sono preceduti da annunci fatti sui social network.
Quali sono i dettagli della legge? I richiedenti di un porto d’armi devono fornire ai funzionari locali un elenco di account di social media attuali e dei tre anni precedenti. Spetterà al personale dello sceriffo locale, ai giudici o agli impiegati di campagna analizzare quei profili per verificare eventuali dichiarazioni che suggeriscono comportamenti pericolosi.
Come se non si potessero cancellare vecchi account, ometterne altri o eliminare dei post prima di fare una domanda per ottenere armi.
Il post potrebbe finire qui se si trattasse “solo” dell’ennesimo provvedimento inutile per dare un contentino alle persone e continuare a dare via armi in America come se fossero popcorn. Purtroppo questo provvedimento presenta ben altri rischi.
Una fabbrica di violazioni (e razzismo)
“Perchè limitarsi a creare un provvedimento di facciata, quando posso anche offrire un nuovo strumento di sorveglianza ingiustificata?”, si sarà richiesto il legislatore. E il crescente dibattito della società civile americana sulla sorveglianza dei post sui social media (e il rischio che venga usata come una scure sulle comunità nere) creando nuove tensioni in un quadro già difficile lo mostra in tutta evidenza.
“La domanda è: possiamo adottare un provvedimento come questo in modo antirazzista che non crei altra violenza, violenza di stato che avviene attraverso la sorveglianza?” afferma Desmond Upton Patton, professore di politica sociale all’Università della Pennsylvania e fondatore di SAFElab, un’iniziativa di ricerca che studia la violenza che coinvolge i giovani di colore.
“Come faremo a farlo rispettare?” si chiede James Densley, professore di giustizia penale della Metro State University. “Nessuno ha idea di come farlo.”
E ha ragione. Come si farà a discernere la pubblicazione di un parere arrabbiato, o di un video musicale “duro” dalla dichiarazione di intenti? La Polizia del Pensiero è sempre più vicina.
Armi in America: di male in peggio
Ovviamente tutti in Europa (a parte, forse, i guerrafondai) sosteniamo la necessità di controllare le armi. E anche negli USA cresce un movimento civile che vorrebbe sbarazzarsene. Provvedimenti come questo, però, finiscono per creare altre armi in America e precedenti pericolosi: immaginate la necessità di sottoporsi a questo “controllo social” anche per ottenere patenti, o altri tipi di licenza.
Questa legge dello stato di New York è affrettata e vaga: inutile e dannosa. Sarà rimossa, inapplicata o peggio aprirà ad arbitri.
L’ennesimo esempio di come gli USA dovranno confrontarsi ancora a lungo con questo “demone” delle armi personali, e con le sue peggiori conseguenze.