Poco fuori Toronto, in un’area a prevalenza agricola, è in corso la costruzione di una comunità “impossibile” che potrebbe cambiare la concezione di quelle che oggi chiamiamo “periferie urbane”.
Si tratta di The Orbit, un distretto dal suono futuristico che sorgerà ai margini di Innisfil, una città di pendolari a circa mezz’ora di auto da Toronto. The Orbit sarà costituito da una griglia di strade che si irradiano attorno a un denso quartiere centrale, con grattacieli di media altezza, ampi spazi aperti e un mix di edifici residenziali, commerciali e civili. Il nucleo del piano è una stazione ferroviaria per pendolari che fa da raccordo centrale.
Periferie reloaded
Innisfil è una delle classiche periferie di grandi città. Una popolazione di circa 40.000 abitanti (praticamente l’hinterland di città come la mia Napoli), che dovrebbe però raddoppiare entro i prossimi 30 anni.
Sapete bene che dalla gestione di questa crescita dipende l’esito di molte sfide urbanistiche ed ambientali del prossimo futuro. Non basteranno i veicoli elettrici: servizi cittadini, sicurezza pubblica, parchi, infrastrutture vanno progettati con criterio in previsione di tutti gli scenari futuri. The Orbit cerca di capire come si possono “disegnare” le periferie in vista di prossimi cambiamenti, possibilmente evitando l’approccio degradante di tipo “quartiere, centro commerciale, quartiere, centro commerciale” che vediamo oggi.
Come è nata l’idea di The Orbit?
Il processo è iniziato nel 2017 quando il comune ha presentato una richiesta di proposte per un nuovo quartiere attorno ad una nuova, prevista stazione di transito ferroviario. Nel 2019 le autorità cittadine e l’autorità di transito regionale, Metrolinx, hanno affidato allo studio di architettura Partisans lo sviluppo di The Orbit.
Questo piano “futuristico” per le periferie di domani si ispira in realtà, mi insegnano gli amici architetti, al concetto di pianificazione urbana di inizio XX secolo, la “Città Giardino“. Distribuendo residenti, attività commerciali e terreni agricoli in una forma radiante di snodi e raggi, la città giardino prevedeva un tipo di sviluppo delle periferie molto diverso da quello pessimo cui abbiamo assistito a partire dal secondo dopoguerra. The Orbit è pensato per ospitare circa 100.000 persone, tutte entro un raggio di 1 miglio (1,6 km) dalla stazione ferroviaria. In sintesi: 15 minuti a piedi, e non vi dico con una bici.
Potrebbe essere un modo per fare tabula rasa su come le periferie intelligenti del futuro potrebbero crescere attorno ai nodi di transito. Un’evoluzione del concetto di “città dei 15 minuti” sul quale stanno lavorando diverse metropoli, per posizionare la maggior parte delle cose di cui una persona ha bisogno (dai servizi ai divertimenti) a distanze ragionevoli da percorrere a piedi o in bicicletta. E in zone a basse emissioni.
Non è facile, e neanche lo sembra
Ovviamente, creare un nuovo quartiere da zero non è un’impresa facile. I primi piani “operativi” di The Orbit potrebbero essere finalizzati entro la prossima primavera e attualmente la città di Innisfil è impegnata a sensibilizzare la comunità per garantire che il piano sia in linea con le aspettative dei residenti.
Come detto, la stazione di transito è il cuore del progetto, sia dal punto di vista progettuale che di fattibilità. L’inizio dei lavori, inizialmente previsto entro la fine del 2022, è slittato a causa della pandemia. Dovrebbe iniziare nel corso del 2023, e con lei far fiorire tutto il progetto: servirà del tempo, ma tutti confidano che alla fine questo “prototipo per periferie del domani” vedrà la luce.
“Abbiamo costruito un grande prototipo,” dicono quasi in coro Alex Josephson e Oliver Jerschow, rispettivamente CEO di Partisans, lo studio che ha disegnato il progetto, e il direttore amministrativo della città di Innisfil. “Potrà essere applicato a qualsiasi ambiente rurale per far crescere una comunità in modo più giusto, organizzato, ecologico”.
Chissà se e quando vedremo periferie così anche nel vecchio continente.