Il cancro al seno è una minaccia costante: la stima in Italia è di circa 53.000 donne colpite da questa malattia. Numeri simili anche in Francia, con 54.000 diagnosi (e 12.000 decessi) all’anno. E pensate che sono attive da anni campagne di sensibilizzazione e prevenzione: anche a loro dobbiamo il fatto che non ci siano dati peggiori. Non è una cosa facile come sembra, comunque: a parte l’autopalpazione, un serio screening prevede una mammografia, che per qualcuno può essere fastidiosa.
E se si potesse fare screening per il cancro al seno semplicemente attraverso un indumento? Che so, proprio un reggiseno? È quello che deve aver pensato Julián Ríos Cantú, l’inventore 22enne che ha fondato la Eva Tech. Tutto inizia nel 2016, quando la madre di Julián riceve la diagnosi di questa terribile malattia. Convinto che ci sia un modo per evitare trattamenti invasivi e dolorosi, il giovane messicano decide di lavorare per sviluppare una soluzione innovativa che renda lo screening per il cancro al seno più facile ed accessibile, specie in aree dove l’accesso alle cure è limitato e le mammografie sono troppo costose. Con l’aiuto di quattro amici, crea una start-up e lavora ad un algoritmo in grado di rilevare i primi segni di tumore: è l’inizio di una storia che ha dell’incredibile, e fa riflettere.
Un reggiseno che rileva il cancro?
Il team di Higia (questo il primo nome della startup) posiziona 200 sensori termici all’interno di un reggiseno. Sensori in grado di rilevare il cambiamento della temperatura della pelle e della circolazione sanguigna nel tessuto mammario, cambiamenti invisibili ad occhio nudo ed anche con la normale autopalpazione. Questo sistema di rilevamento riesce a vederli, e può farlo anche in tempo utile, purchè sia indossato dai 60 ai 90 minuti a settimana (un tempo più che ragionevole). I sensori integrati inviano tramite Bluetooth i dati ad un’app dedicata: se l’algoritmo rileva qualche sospetto, si riceve un allarme direttamente sullo smartphone, per contattare un medico o un oncologo il prima possibile. Un exploit davvero straordinario, che fa incetta di premi e vende 5000 esemplari. È il 2018, e la startup conta 15 tra ingegneri e sviluppatori in 5 nazioni.
Nel 2018 Julián ha 19 anni. Riceve la medaglia presidenziale del Messico per le scoperte scientifiche e tecnologiche e il premio Global Student Entrepreneur di EO. È docente ospite presso la National Medical Society degli Stati Uniti e gli Harvard-MIT Innovation Laboratories. Diventa il secondo imprenditore latinoamericano a ricevere la prestigiosa Thiel Fellowship.
Cabine diagnostiche
Il secondo step è il perfezionamento di questa tecnologia, e qui c’è un punto morto: la vicenda del reggiseno si interrompe, probabilmente i costi del dispositivo sono alti per una distribuzione capillare. O più probabilmente, il rischio di proporre la termografia a infrarossi come alternativa alla mammografia è bello grosso, dato che anche la FDA americana precisa la cosa. Al posto del reggiseno, dopo un anno e mezzo, appare un’altra tecnologia: quella di speciali cabine diagnostiche in grado di rilevare anomalie (con lo stesso sistema di sensori) in appena dieci minuti, ad un costo equivalente inferiore ai 20 euro (400 pesos). Le cabine di Eva Center (nel mentre l’azienda assume la denominazione definitiva), vengono sistemate in molti centri commerciali messicani, “con l’obiettivo”, dice Ríos Cantú, “di rendere più accessibile e rapido lo screening”. È il 2020, il giovane imprenditore ha 20 anni e continua a correre.
Eva Center diventa Eva
Ancora una trasformazione repentina: nell’agosto 2021, con un post sulla pagina ufficiale Facebook Eva Center annuncia una nuova tappa. Dopo aver aiutato ben 10.000 donne messicane (solo a me sembrano poche rispetto alle potenzialità dichiarate?), Eva cambia destinazione: ora svilupperà metodi di raccolta dati super veloci, in cloud, per assistere sempre più persone ed in meno tempo. Della termografia praticamente nessuna traccia. Julián ora ha 22 anni e un’azienda di “soluzioni mediche tecnologiche”. Sul blog ufficiale, si indicano centri medici, si consigliano autopalpazioni e mammografie. E io mi pongo qualche domanda.
Sotto il reggiseno niente?
Sarebbe ingeneroso dirlo. La diffidenza nei confronti di exploit nella tecnologia medica ci sta tutta (ricordate il caso Theranos, vero? A me questa storia lo ha vagamente riecheggiato), ma tutto può essere. Può essere che l’entusiasmo di un ragazzo che ha spinto il cuore oltre l’ostacolo, vivendo il dramma del cancro al seno nella sua famiglia, si sia misurato con la realtà. La startup ha raccolto comunque molti fondi dalla sua creazione, e in fondo l’obiettivo “ideologico” resta, ed è nobile: salvare vite umane.
Accelerare, digitalizzare e migliorare la diagnostica è comunque un gran passo avanti, giusto? Oggi Eva mira a diventare il principale fornitore mondiale di soluzioni mediche digitali, non è uno scherzo: e Julian probabilmente merita tutti i premi che ha conseguito. Resta solo da chiedersi se i finanziatori originari, così come le persone coinvolte nelle rilevazioni delle “cabine intelligenti”, abbiano prestato il loro tempo, il loro danaro e le loro speranze per questo progetto, o per un sogno che poi ha cambiato abito. Più o meno come si cambia un reggiseno. Questo deve far riflettere tre categorie di persone:
- Quelle che sbandierano soluzioni come se fossero panacee;
- Quelle che vedono quella contro il cancro al seno una guerra il cui esito dipende solo da quanto tempo e soldi vi si dedicano;
- Quelle che ritengono ogni rimedio fallito “un portento censurato dalle grandi aziende farmaceutiche”.
Nel frattempo, repetita iuvant
In attesa che questa o altre tecnologie diano una svolta decisiva alla diagnostica del cancro al seno, restano i consigli di sempre. Per proteggersi è importante sapere che esiste un’età di rischio maggiore per le donne, ma non è l’unica età a rischio. La campagna di screening di solito è rivolta a donne dai 50 ai 74 anni o a quelle che hanno casi in famiglia, ma anche le donne più giovani possono sviluppare tumori al seno, quindi è importante fare attenzione ai sintomi e agli eventuali cambiamenti nell’aspetto del seno.
L’autopalpazione consente comunque di individuare eventuali anomalie o cambiamenti nella struttura del seno. Eseguitela almeno una volta al mese, con le dita e non con l’intero palmo della mano, alzando l’altro braccio in aria. Se avete dubbi, ovviamente chiedete al vostro medico. l’autopalpazione in modo corretto, devi utilizzare le dita e non il palmo della mano, e alzarlo in aria con il braccio opposto. Si consiglia di eseguire questo gesto una volta al mese, sulla pelle insaponata per rendere la palpazione più agevole. In caso di dubbio, è sempre meglio consultare il proprio medico il prima possibile. Per maggiori informazioni, vi linko questo speciale della Fondazione Veronesi, attiva da 20 anni su ricerca e informazione contro il cancro al seno.