Appollaiarsi richiede un perfetto equilibrio di tempismo, forza, velocità e precisione. Tutte sfide che quasi tutti gli uccelli padroneggiano e nessun ornitottero (o, se preferite, robot alato) riusciva ad affrontare. Fino ad ora.
Raphael Zufferey, borsista post-dottorato presso la School of Engineering dell’Università di Siviglia, ha da poco pubblicato un articolo su Nature Communications (ve lo linko qui) per presentare un innovativo drone volante che può appollaiarsi autonomamente su un ramo di un albero.
La capacità di atterrare in questo modo potrebbe fornire ai droni opzioni efficienti per posarsi sugli alberi o altre strutture e ricaricarsi utilizzando l’energia solare. Capacità potenzialmente ideali per missioni a lungo raggio.
Un robot alato come non si è mai visto
Il più grande dei problemi ingegneristici coinvolti nell’atterraggio di un ornitottero su un ramo è la gestione di molti fattori. Il drone alato deve essere in grado di rallentare significativamente durante l’atterraggio senza precipitare, e avere un artiglio abbastanza forte per la presa ma non così pesante da impedire al robot di volare. “È uno dei motivi per cui abbiamo deciso di usare solo un artiglio anziché due”, spiega Zufferey.
Non ultima cosa, il robot doveva essere in grado di percepire il proprio ambiente e il ramo di fronte a lui in relazione a posizione, velocità e traiettoria per completare l’atterraggio con successo.
Ci sono riusciti?
Sembra proprio di sì. Rispettando tutti questi fattori da considerare, Zufferey e i suoi colleghi sono riusciti a costruire non solo uno, ma due ornitotteri dotati di “artiglio” per appollaiarsi.
Grazie a un computer integrato e a un sofisticato sistema di navigazione, gli scienziati hanno trasformato l’ornitottero in una macchina volante in grado di determinare precisamente la sua posizione.
L’artiglio è stato progettato per assorbire l’impulso in avanti del robot all’impatto e per chiudersi rapidamente e saldamente una volta atterrato, permettendo al robot alato di rimanere stabile sul ramo senza consumare ulteriore energia.
Potrà essere un fattore prezioso per raccogliere dati nelle foreste, o pattugliare aree a rischio di incendi, o chissà cos’altro senza problemi di rifornimento o di spazi per atterrare.
Prossimi passi
Zufferey è già proiettato verso il futuro. Attualmente, le prove di volo del drone alato si svolgono al chiuso, ma la società spera di poter ampliare la sua autonomia per operare in condizioni più imprevedibili e passare alla fase successiva.
Quale? Beh, spero non quella in cui fanno il sequel robotico de “gli uccelli” di Hitchcock :)