La Groenlandia è come il termometro del pianeta, un gigantesco accumulo di ghiaccio che potrebbe decidere il nostro futuro climatico. Al momento, per dirla in breve, perde oltre 300 miliardi di metri cubi di ghiaccio all’anno, e la situazione è critica. Ma lo sarà sempre? È irreversibile? Una nuova ricerca pubblicata su Nature dice di no. Ma dipende da noi.
Groenlandia tra speranza e apocalisse: gli scenari post-2100
C’è un gigante di ghiaccio, la Groenlandia, che ha un potere: quello di innalzare il livello del mare di ben sette metri. Ora, immaginate cosa succederebbe se questo gigante iniziasse a sciogliersi in modo incontrollato. In altre parole: cosa succede se falliamo nel limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, come sembra sempre più probabile? Dopotutto, un report-shock delle Nazioni Unite dice che entro 70 anni arriveremo ai 2.8° C di riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali.
Un team di ricercatori guidato da Nils Bochow dell’Arctic University in Norvegia ha esplorato questo scenario apocalittico e, per fortuna, ci offre anche un barlume di speranza.
Tutto sul ghiaccio
Per provare a capire il futuro della Groenlandia, gli scienziati usano modelli informatici avanzati che dividono la calotta glaciale in decine di migliaia di segmenti 3D. Questi modelli applicano le leggi fisiche del movimento del ghiaccio per calcolare come ogni segmento cambierà nel tempo, tenendo conto di fattori come cambiamento climatico, spessore del ghiaccio e temperatura interna del ghiaccio.
È come giocare a un videogame molto complicato, ma con conseguenze reali e drammatiche.
Ovviamente, per quanto avanzati siano diventati questi modelli, ci sono ancora margini di incertezza. Ad esempio, è difficile prevedere come il ghiaccio si muoverà sul substrato roccioso o quale sarà la sua temperatura interna. Senza contare le possibili variazioni di correnti atmosferiche e oceaniche nel corso di migliaia o (decine di migliaia) di anni. In altre parole, prevedere il futuro remoto è come guardare in una sfera di cristallo molto, molto opaco. E i prossimi 70 anni?
Buone e cattive notizie
Se le temperature raggiungessero un picco di 2°C e rimanessero lì, i modelli prevedono un collasso significativo della calotta glaciale dopo diversi millenni. Tuttavia, se riusciamo a mitigare seriamente il riscaldamento dopo il 2100, c’è una possibilità di recupero. Ad esempio, se la temperatura si stabilizza entro il 2200 a meno di 1,5°C di riscaldamento, la calotta glaciale rimarrà più piccola di quanto sia ora, ma stabile. Ecco dove entra in gioco l’ottimismo: non è mai troppo tardi per correggere i nostri errori, almeno fino a un certo punto.
A qualcuno non importerà. Quando si parla di cambiamenti climatici si crea sempre una ridda di voci tra lo scettico, l’ostile, l’egoista, l’ignorante e il derisorio. Da “non è vero niente” a “chi se ne importa, tanto io non ci sarò”. La ricerca ci mostra che abbiamo una finestra di opportunità. Se agiamo ora, possiamo evitare il peggio e forse anche invertire alcune delle tendenze attuali. Ma se tardiamo troppo, se permettiamo che le temperature rimangano elevate per troppo tempo, allora il collasso della calotta glaciale e l’innalzamento significativo del livello del mare diventano inevitabili. Stiamo già subendo delle conseguenze. I nostri figli, i nostri nipoti ne verrebbero travolti.