Le previsioni sul futuro sono sempre state un’arte imperfetta, specialmente quando vengono da chi ha interessi diretti nel settore. Bill Gates ha recentemente affermato che entro il 2035 potremmo lavorare solo due giorni a settimana, grazie all’intelligenza artificiale.
Un’idea che, ammettiamolo, fa gola a chiunque passi 40 ore settimanali (o oltre) in ufficio. Eppure, ascoltando online le sue parole al talk show USA “The Tonight Show” con Jimmy Fallon, non posso fare a meno di notare quanto questa visione sia secondo me distante dalla realtà attuale dell’IA.
Da una parte, Gates paragona l’evoluzione dell’intelligenza artificiale a quella dei computer: prima erano costosi, ora sono accessibili a tutti. E questo è un assunto, certo. Dall’altra, mi chiedo: lo schema è applicabile anche all’IA? questa previsione è basata su dati concreti o è solo l’ennesimo caso di ottimismo tecnologico scollegato dalla realtà?
L’intelligenza “rara” diventerà comune, e lavoreremo due giorni a settimana
Durante l’intervista, Gates ha espresso la sua visione: stiamo entrando in un’era in cui l’intelligenza, oggi rara e costosa, diventerà presto gratuita e diffusa. “L’era che stiamo appena iniziando è quella in cui l’intelligenza è rara. Un grande medico, un grande insegnante… E con l’IA nel prossimo decennio, questo diventerà gratuito. Comune, capite? Grandi consigli medici, ottimo tutoraggio e altro”, ha spiegato a Fallon.
La prospettiva è certamente affascinante: un mondo in cui la consulenza medica specialistica è disponibile istantaneamente, dove ogni studente ha accesso a tutoraggio personalizzato, e dove i problemi di carenza di professionisti vengono risolti grazie all’intelligenza artificiale. Soprattutto, secondo il fondatore di Microsoft questa trasformazione potrebbe essere così profonda da ridurre drasticamente il nostro bisogno di lavorare.
L’IA porta con sé così tanti cambiamenti. Come saranno i lavori? Dovremmo lavorare solo due giorni a settimana, o forse tre? – Bill Gates
Quando Fallon gli ha chiesto se avremo ancora bisogno degli umani, Gates ha risposto con una franchezza disarmante: “Non per la maggior parte delle cose”. Una dichiarazione che ha suscitato reazioni contrastanti online, e in me.
Perché potrebbe funzionare…
L’idea di una settimana lavorativa drasticamente ridotta non è completamente campata in aria. Abbiamo già prove concrete che lavorare meno può portare benefici significativi. Nel Regno Unito, un programma pilota che ha testato la settimana di quattro giorni ha prodotto risultati talmente positivi che l’86% delle aziende partecipanti ha deciso di mantenerla. La produttività non è diminuita, mentre il benessere dei lavoratori è migliorato sensibilmente. E ci sono anche altri esempi.
Se l’intelligenza artificiale riuscisse davvero a automatizzare gran parte delle attività ripetitive che occupano le nostre giornate lavorative, potremmo teoricamente concentrarci su ciò che gli umani fanno meglio: pensiero creativo, empatia, problem-solving complesso. In questo scenario, due giorni di lavoro umano potrebbero effettivamente essere sufficienti per svolgere le attività che l’IA non può gestire.
…ma non lo farà
La realtà attuale dell’intelligenza artificiale racconta una storia molto diversa dalle previsioni ottimistiche di Gates sui due giorni di lavoro a settimana. Ci sono almeno due falle nella sua visione, secondo me.
Prima: la carenza di professionisti in settori cruciali come sanità e istruzione non è un problema tecnologico, ma strutturale: riflette la mancanza di investimenti e supporto in queste professioni. A voler essere cattivi, una scelta sciagurata.
Seconda: l’IA attuale è ancora profondamente problematica proprio nei settori che Gates immagina rivoluzionati. Il chatbot di Google, Gemini, continua a fornire informazioni errate nei risultati di ricerca. Gli algoritmi medici di machine learning, nonostante i progressi, continuano a discriminare donne e persone di colore, non riuscendo a diagnosticare correttamente alcune malattie.
In un contesto in cui le disuguaglianze sanitarie sono già diffuse, l’adozione prematura di questi sistemi rischia di esacerbarle ulteriormente.
Altro che due giorni
Alle due falle aggiungo altre due cose. Anzitutto, un’amara ironia: l’IA viene addestrata principalmente per svolgere compiti creativi (scrivere, creare arte) che gli umani potrebbero fare nel loro tempo libero se lavorassero meno, non ancora per sostituire mansioni ripetitive o pericolose. Per di più, questi modelli vengono spesso addestrati utilizzando opere d’arte “rubate” o materiale piratato, come dimostrato dalle recenti controversie che hanno coinvolto ChatGPT e lo Studio Ghibli.
L’intelligenza artificiale non viene progettata per sostituire lavori noiosi o pericolosi, ma principalmente per svolgere compiti creativi.
Infine, un elefante nella stanza: l’impatto ambientale dell’IA. Le tecnologie di intelligenza artificiale (escludendo forse DeepSeek) hanno un’impronta di carbonio allarmante e un consumo d’acqua esorbitante, tanto che aziende come la stessa Microsoft stanno fallendo i propri obiettivi climatici proprio a causa della corsa all’IA.
La previsione di Gates, insomma, sembra ignorare tutte queste problematiche, proiettandoci in un futuro idealizzato che ha poco a che fare con la realtà attuale della tecnologia e del mondo del lavoro. Non voglio escluderlo, certo, ma mettiamola così: per vedere qualcosa di simile ci vorranno… Ben più di due giorni.