C’è qualcosa di irresistibilmente affascinante in questi rotori cilindrici della Cyclotech. Forse è la loro stranezza visiva, o forse è la promessa di risolvere uno dei problemi fondamentali del volo verticale elettrico: la risposta immediata ai comandi. Sta di fatto che, dopo averne parlato un po’ di tempo fa qui nel 2022 e qui nel 2024, sono ben felice di aggiornarvi ancora.
Già, perché l’azienda austriaca ha appena fatto entrare in fase di test il suo prototipo “Blackbird”, il primo velivolo al mondo equipaggiato con sei “Cyclorotori”. Un passo che potrebbe segnare una svolta decisiva nel settore eVTOL (electric Vertical Take-Off and Landing).
I rotori cilindrici non sono una novità assoluta (derivano dal principio delle eliche Voith-Schneider usate nelle imbarcazioni) ma la loro applicazione nel volo rappresenta una rottura netta con la tradizione. Sissignori: a volte le innovazioni più dirompenti sono proprio quelle che adattano tecnologie esistenti a contesti completamente nuovi.
La ricomparsa di un progetto che sembrava impossibile
Quando parlammo di Cyclotech per la prima volta, molti alzarono le sopracciglia. “L’ennesimo progetto che non vedrà mai la luce”, si diceva. E come dar loro torto? Nel panorama dei veicoli volanti gli annunci roboanti superano di gran lunga le realizzazioni concrete.
Eppure, a dispetto dei detrattori e di quelli che non vorrebbero cambiare nulla (quanti ancora si aggrappano a sistemi di trasporto obsoleti o tossici?), alcuni progetti procedono. Non sappiamo ancora come finirà con Cyclotech, ma intanto qualcosa si muove. E non è poco, considerando che stiamo parlando di un’idea che molti ingegneri aeronautici consideravano “impossibile”.
Il team austriaco, che personalmente seguo addirittura dal 2011 (quando ancora si chiamava D-Dalus), ha dimostrato una tenacia rara. Ci vuole tempo per cambiare le cose: questi ragazzi hanno portato avanti il loro concetto di propulsione per più di un decennio, perfezionandolo fino a renderlo funzionale. E ora, finalmente arrivano le prove che contano.
Come funziona la tecnologia “assurda” di Cyclotech
Il funzionamento dei Cyclorotori è affascinante. Ogni “cilindro” propulsivo ruota a velocità costante, ma le sue “pareti” sono costituite da pale aerodinamiche orientabili, simili a quelle di un’elica Voith-Schneider. Proprio come un elicottero regola costantemente l’inclinazione di ogni pala durante la rotazione, i Cyclorotori adattano continuamente l’angolo delle loro pale mentre i cilindri girano. Utilizzano persino un meccanismo simile al piatto oscillante degli elicotteri: un disco inclinabile che garantisce che ogni pala sia perfettamente sincronizzata per inclinarsi nel flusso d’aria al momento giusto della rotazione.
La tecnologia permette di vettorializzare istantaneamente la spinta prodotta, con libertà a 360 gradi – un vantaggio enorme quando si parla di aeromobili VTOL che devono regolare tempestivamente la spinta su più unità propulsive per bilanciare le raffiche di vento in volo stazionario.
Rispetto alle eliche tradizionali, che richiedono tempo per accelerare e aumentare la spinta, i Cyclorotori possono rispondere quasi istantaneamente. E sebbene i motori elettrici offrano una coppia immediata, non possono reagire con la stessa rapidità delle regolazioni dell’inclinazione delle pale di Cyclotech.
Il prototipo Blackbird
Il prototipo testato (soprannominato “Blackbird“) è stato assemblato con una velocità impressionante, passando dal concept al primo volo in soli 11 mesi. Ha un Cyclorotore a ciascun angolo, simile a un drone quadricottero, ma aggiunge una coppia di cilindri sotto la parte anteriore e posteriore del velivolo, montati perpendicolarmente.
Non si tratta ancora di un velivolo a grandezza naturale. Blackbird pesa 340 kg e non ha sedili. La versione di produzione, attualmente chiamata “CruiseUp“, dovrebbe essere lanciata come biposto con un’autonomia di 100 km e una velocità massima di circa 150 km/h. È concepita come un aeromobile personale piuttosto che come un air taxi commerciale pienamente certificato. Si vola, allora? Macchè. Servono ancora anni: questa roba andrà in produzione nel 2035.
Attualmente il modello di business sembra essere più incentrato sulla dimostrazione del sistema di propulsione e sulla sua disponibilità per altre applicazioni. Un approccio sensato, considerando le sfide normative che attendono il settore eVTOL. Quando sarà pronto, però, tutti quelli che “non ce la faranno mai” saranno pronti a salirci? :)