Nei laboratori di Insilico Medicine, in Cina, sei modelli statistici diversi hanno guardato lo stesso sangue e hanno detto la stessa cosa sulla longevità. Sei “orologi” che misurano l’età biologica dalle proteine nel plasma, costruiti da gruppi di ricerca che normalmente lavorano separati. Messi tutti insieme sullo stesso gruppo di pazienti trattati con rentosertib, il farmaco che un’AI ha disegnato da zero, hanno concordato: l’età biologica scende.
Non è la prima volta che qualcuno annuncia una molecola contro l’invecchiamento, ma attenzione: è la prima volta in assoluto che sei strumenti indipendenti lo confermano insieme, sullo stesso campione, con lo stesso risultato.
Un farmaco che non doveva parlare di longevità
Rentosertib nasce per un’altra malattia. Inibisce una proteina chiamata TNIK, coinvolta nei meccanismi che portano alla fibrosi polmonare idiopatica, una patologia rara che cicatrizza i polmoni fino a rendere impossibile respirare: sopravvivenza mediana, tre o quattro anni dalla diagnosi.
Il bersaglio, la proteina TNIK, l’ha scelto un sistema di intelligenza artificiale chiamato PandaOmics, incrociando dati genomici, letteratura scientifica e mappe di segnalazione cellulare. La molecola capace di colpirlo l’ha generata un secondo sistema, Chemistry42, di chimica computazionale. Nessun ricercatore ha selezionato composti a mano in un laboratorio: l’intero processo, dal bersaglio alla molecola, è passato da un algoritmo.
Ne avevamo parlato nel 2023, quando questo stesso farmaco (allora era ancora una sigla, ISM001-055) muoveva i primi passi sull’uomo.
Tre anni dopo è arrivato in Fase III, l’ultimo gradino prima dell’approvazione: 320 pazienti, 47 centri in Cina, un anno intero di somministrazione quotidiana.
Il dato che nessuno cercava
La sperimentazione principale misura la capacità polmonare. Ma i ricercatori, incuriositi dal fatto che TNIK è collegato a diversi meccanismi biologici dell’invecchiamento cellulare, hanno preso i campioni di sangue della precedente fase IIa (2023-2024, sempre in Cina) e li hanno fatti passare sotto sei orologi proteomici diversi, tra cui alcuni pubblicati su Cell Metabolism. Il risultato, pubblicato il 7 settembre 2026 su Nature Biotechnology, è la prima volta che più orologi biologici vengono confrontati testa a testa sullo stesso intervento farmacologico.
Tutti e sei hanno predetto un’età biologica più bassa nei pazienti trattati rispetto al placebo. E la capacità vitale forzata dei polmoni, che di norma peggiora con l’età, è migliorata in modo proporzionale alla dose.
Il lavoro di Zhavoronkov e Goeminne
Pubblicazione: Alex Zhavoronkov, Ludger Goeminne e colleghi, “Insilico’s AI-Driven IPF Candidate Rentosertib Shows Potential for Biological Age Reversal, as Assessed by Six Proteomic Aging Clocks”, pubblicato su Nature Biotechnology (2026).
La distanza tra quello che si misura e quello che si vende
Allora: dopo il dato (che sorprende davvero), rallentiamo un secondo. L’endpoint primario della Fase III, quello che deciderà se rentosertib arriverà mai in farmacia, è la capacità polmonare nella fibrosi. L’effetto sull’età biologica è un’osservazione secondaria. È stata ricavata a posteriori, su un campione piccolo, ed in pazienti già malati: nessuno ha ancora testato il farmaco su una persona sana.
Alex Zhavoronkov, fondatore e co-CEO di Insilico, parla di guadagnare “tre anni di vita per tutti” e di ricadute miliardarie in produttività. Il paper, letto con più attenzione, dice un’altra cosa: sei modelli statistici concordano su un segnale, non ancora su una cura.
Vabbè, dirà qualcuno: è così che funziona la scienza, un indizio alla volta. Vero. Ma è anche così che funziona il marketing di una biotech che punta a un mercato, quello della longevità, dove gli investitori pagano bene anche le promesse.
Quanto manca a un farmaco anti-età vero
Almeno 7 anni, se tutto va bene.
Prima che rentosertib possa essere prescritto contro l’invecchiamento in sé servirebbero trial dedicati su persone sane. Endpoint del genere richiedono per natura decenni di osservazione.
Per ora resta un farmaco per la fibrosi polmonare con un effetto secondario interessante. Zhavoronkov chiama l’IPF la “gateway indication”: la porta d’ingresso verso un portafoglio più ampio di malattie legate a TNIK, che secondo l’azienda potrebbero superare le 60.
Non è la prima volta che una molecola promette di invertire l’invecchiamento cellulare e poi passa anni a confermarlo su campioni sempre più grandi. Nel 2020 avevamo raccontato di un team che aveva resettato l’età cellulare di una donna di 114 anni, in provetta: sei anni dopo, quella tecnica non è ancora arrivata a un singolo paziente umano.
Il tempo tra “i dati sembrano promettenti” e “esiste una terapia” si misura sempre in anni, quasi mai in mesi.
Sulla promessa di longevità abbiamo già sentito annunci, e sono quasi sempre finiti in un cassetto pieno di “servono altri dati”. Nel caso di Insilico, a cambiare davvero è il metodo: un bersaglio scelto da un algoritmo, una molecola disegnata da un secondo algoritmo, e ora sei orologi biologici indipendenti che si sono trovati d’accordo tra loro prima ancora di essere d’accordo con noi.
Se questo diventerà lo standard con cui si misurano i farmaci del futuro, lo sapremo tra qualche anno di Fase III. Per ora la fila per “rinnovarsi il sangue” resta lunga, e nessuno ha ancora prenotato il posto in prima classe.