Nel luglio del 2019 Futuro Prossimo titolava così: “Riscaldamento globale, scordate gli 1,5°C: andremo oltre”. Sembrava un allarme fuori scala, di quelli che si scrivono per prudenza e si sperano smentiti. Sette anni dopo, il primo settembre 2026, è l’ONU stessa ad ammetterlo in un briefing pubblico.
“Abbiamo procrastinato sul clima”, ha detto Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP (il programma ambientale delle Nazioni Unite). Poche parole, dette a voce, non scritte in un comunicato pensato a tavolino. Dietro c’è un report UNEP che chiude una partita aperta nel 2015 a Parigi e ne apre un’altra, dalle sorti molto incerte.
Cosa dice davvero il nuovo report sul riscaldamento globale
Per un decennio i summit delle Nazioni Unite hanno ripetuto lo stesso concetto, cambiando solo il verbo. A Glasgow nel 2021 lo slogan era “salviamo 1,5°C”. L’anno scorso, in Brasile, si è chiusi con la promessa più prudente di “tenersi nei paraggi”. Ora un report ufficiale dichiara ufficialmente superato questo limite: sulla traiettoria attuale delle emissioni, si va verso 1,8°C di riscaldamento globale entro fine secolo, rispetto ai livelli preindustriali. E onestamente, lasciatemi parlare fuori dai denti e solo per sfogare, credo che nammeno questo limite sarà rispettato.
Il linguaggio diplomatico che per anni ha tenuto in vita la soglia dei 1,5 gradi si arrende ai numeri. La media di lungo periodo usata per definire quell’obiettivo (non un singolo anno più caldo, ma la tendenza calcolata su più anni) è ora attesa superare la soglia entro la fine di questo decennio: parliamo di 4 anni, non di generazioni future. E ancora vedo gente in giro che non si sveglia dal sonno.
Il report in breve
Pubblicazione: J. Dinneen, “UN finally admits global warming will shoot past 1.5 ºC climate limit”, pubblicato su Nature (2026). Dati chiave: report UNEP presentato il 1 settembre 2026. Sulla traiettoria attuale delle emissioni, il riscaldamento atteso entro fine secolo è di circa 1,8°C sopra i livelli preindustriali. La soglia di 1,5°C fissata dall’Accordo di Parigi (2015, quasi 200 paesi firmatari) verrà superata come media di lungo periodo entro la fine del decennio.
Perché 1,5°C non era un numero a caso
Quella soglia non è mai stata un capriccio simbolico. Secondo l’IPCC (il gruppo scientifico dell’ONU sul clima), oltre 1,5°C crescono in modo più marcato i rischi di innescare i cosiddetti “tipping point” climatici: punti di non ritorno del sistema, dove piccoli aumenti di temperatura producono effetti sproporzionati. E qualche avvisaglia la stiamo osservando proprio adesso.
L’ultimo report ONU sul clima lo spiegava già così, nel 2024 le temperature medie globali avevano già superato 1,5°C per la prima volta, anno singolo. La differenza con oggi è che allora si trattava di un picco isolato, un record annuale. Il report UNEP parla invece della media di lungo periodo, quella che conta davvero per definire se un obiettivo climatico è stato mancato oppure no. E questa media, dice il documento, non tornerà più sotto quella linea in tempo utile.
Chi legge questi numeri da fuori l’Italia lo sa da tempo. Nel 2019, quando FP scrisse il pezzo di allora, gli scienziati con cui avevamo parlato non usavano un tono catastrofista: dicevano semplicemente che la traiettoria delle emissioni non tornava con le promesse fatte a Parigi. È bastato aspettare sette anni per avere conferma ufficiale, invece che uno scenario da modello previsionale. E tutti questi tromboni a fare chiacchiere e cene con il loro parterre. Scusate, ma oggi sono nero.
Cosa cambia adesso, concretamente
Non cambia la scienza del clima, che ha sempre parlato chiaro su questo punto. Cambia, certo, il posizionamento diplomatico, ma sembra che il mondo dei tromboni oggi abbia più a cuore la guerra che il clima. L’obiettivo di 1,5°C, che ha guidato ogni negoziato ONU dal 2015 a oggi, smette di essere un traguardo raggiungibile: diventa un parametro storico, un metro con cui misurare quanto ci si è allontanati. La prossima battaglia diplomatica si giocherà su come contenere i danni oltre quella soglia, non più su come evitarla.
Per chi vive fuori dalle stanze dei negoziati, la parte pratica riguarda gli eventi estremi che il clima già produce: ondate di calore, alluvioni improvvise, incendi fuori stagione. Sono già aumentati con 1,5°C di riscaldamento. Un decimo di grado in più, secondo l’IPCC, non è un dettaglio trascurabile: ogni frazione oltre la soglia porterà un rischio in più.
Resta un margine di manovra, anche se stretto: la stima di 1,8°C parte dalla traiettoria attuale delle emissioni, non da un destino già scritto nella pietra. Politiche più aggressive potrebbero ancora spostare quel numero verso il basso. Ma la finestra per restare sotto 1,5°C, quella specifica, l’ONU l’ha appena dichiarata chiusa.
Nel 2019 scrivevamo che avremmo superato quella soglia. Nel 2026 non serve più scriverlo: lo dice l’ONU, a voce, in un briefing di pochi minuti. Grazie a tutti i governi per non aver fatto niente o quasi niente.